di Massimo Cerino

 Molto spesso critica e pubblico premiano i bei film, i loro registi e gli interpreti protagonisti, mentre raramente si parla si parla dei personaggi di sfondo. Si, è vero vengono assegnati premi Oscar anche agli attori non protagonisti, ma la cadenza annuale di questo riconoscimento è sicuramente inadeguata al numero di attori che si segnalano per i loro meriti. In questa sede non specialistica ameremmo invece dir bene proprio di uno di questi attori, talvolta definiti “caratteristi”, il cui destino, molto spesso, è quello di essere riconosciuti per la loro fisionomia, quando li si ritrova in un film, amati, senza che però si sia mai saputo il loro nome*. Allora adesso salveremo uno di questi attori dall’anonimato che li affligge appo** il grande pubblico, quello del sabato sera spettacolo delle 22,30, tra le cui fila abbiamo a lungo militato, in età giovanile e tardo giovanile; speriamo così che, salvandone almeno uno, non ci sveglieremo più, di notte, sentendoli gridare*** nei nostri incubi. L’attore, l’uomo, che vogliamo salvare da quest’anonimato (presunto) si chiama Ron Perlman. La mente gira a vuoto, un punto interrogativo si materializza sulla testa del mio lettore: e chi è?
Appunto. Se invece dicessi: “vi ricordate “Salvatore” nel film “Il nome della rosa”?
Forse a questo punto la ruga interrogativa si spianerebbe sulla vostra fronte (se mai vi si attardò), e ci saremmo intesi meglio di prima. Salvatore è un monaco medievale deforme e brutto come il diavolo, dal passato inquietante, che rappresenta con le sue fattezze e la sua mimica, quella diversità che spesso ci turba e ci disorienta. Per di più egli si esprime con un linguaggio tutto suo, un idioma formato da tutte le lingue dei luoghi dov’ è vissuto, mescolando inglese, latino, provenzale e non so cos’altro. Chi lo interpreta magistralmente è Ron Perlman.
Altro film, stesso regista: Jean-Jacques Annaud aveva scelto sempre lui per dar vita ad “Amucar” nel “ La guerra del fuoco”. Paleolitico di ottantamila anni fa: sembra che la troupe sia scesa da una macchina del tempo ed abbia cominciato a filmare quello che accadeva ad una tribù di uomini di Neanderthal: tra questi, il più convincente è ancora lui, il nostro Ron, con la sua mimica, la sua andatura, con le sue emissioni gutturali. Oscar per il trucco, un film magnifico che deve molto anche a lui, così memore, nei suoi tratti somatici, di quell’energia primeva che ogn’uno di noi vorrebbe a volte possedere.
Volendo, lo ritroviamo in “Alien - la clonazione-
nel personaggio di un pirata interplanetario, per dire il vero poco significativo, od, ancora più giù, in un serial (orror-gotico-favolistico) americano, “La bella e la bestia”, roba da chiodi.
Non importa, noi ce lo ricordiamo come “Salvatore” o come “Amucar”, e ce n’è stato d’avanzo per voler conoscere e ricordare il suo nome.

Fotografie tratte dai siti:
http://www.rtchaos.com/cabb/qff1.html
http://www.alien-resurrection.com

* "... amati, senza che però si sia potuto sapere il suo nome": questo concetto espresso dal redattore costituisce un involontario ma significativo riferimento al grande romanzo "Il nome della rosa" e più propriamente alla sua trasposizione cinematografica, che si conclude con frase analoga, e della quale più avanti si dirà.
** "appo": presso; gratuita, millantata esibizione di buone letture: "e la lucciola errava appo le siepi" (Leopardi)
*** "... salvandone almeno uno... gridare": marchiano riferimento ad altro pregevole romanzo (divenuto poi film): "Il silenzio degli innocenti" di T. Harris, preceduto da Red dragon (1981) e seguito da Hannibal (1999) tutti per Mondadori.