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Un
ringraziamento particolare a Mario Basile - nella
foto - titolare dell'allevamento, che ci ha ospitato
e ci ha fornito i dati per la stesura di questo
articolo. |
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La
mancanza cronica di acqua dolce ha fatto fallire (o quasi),
qualsiasi tentativo di consentire produzioni soddisfacenti
agricole, e difficilmente si
potranno invertire le cose in quanto l’acqua dolce (a costi
bassi), mancherà sempre!. Unica abbondanza, è l’acqua di mare
a temperature ottimali e con escursioni di marea abbastanza
ampie e comunque sufficienti a creare un allevamento con buon
ricambio idrico.
Come
condizioni ambientali è quanto di meglio si può trovare. Inoltre
in questa Repubblica è da considerarsi positivamente la grande
tranquillità di un popolo pacifico e cristiano, legato da
antiche tradizioni all’Europa (ex Colonia portoghese). In
Cabo Verde il costo della manodopera è ancora bassissimo e
si passa dalle 200.000 lire/mese per le donne (compreso oneri
sociali), alle 300.000 per uomini.
Naturalmente la produttività da lavoro dell’unità locale è
un po’ più bassa, ma sapendo ben scegliere e pagando salari
con premi alla produzione, l’imprenditore europeo può ottenere,
comunque, la migliore manodopera locale, a prezzi infinitamente
più soddisfacenti di quelli italiani (costo pari a circa un
decimo).
Si tenga presente che nell’indagine dell’allevamento italiano
la manodopera costituisce oltre il 50% del costo di produzione.
In Cabo Verde, tale voce di costo diventa veramente minimale.
Molti sono i fattori di positività di un allevamento di gamberi
da svilupparsi in Cabo Verde, rispetto ai risultati economici
di analogo da realizzare in Italia, tra questi sicuramente
i sei che
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seguono:
nei Paesi tropicali si possono attuare tre cicli produttivi
l’anno anziché uno soltanto; si può inoltre realizzare con
profitto il “semintensivo” ottenendo il raddoppio delle produzioni
ad ettaro per ogni ciclo realizzato; si può ottenere il terreno
in concessione
dal Comune senza l’onere dell’acquisto; i fabbricati di civile
abitazione costano meno di un terzo di quelli in Italia (per
maestranze e personale che deve vivere vicino all’allevamento),
analogamente per gli altri manufatti che occorrono per la
riproduzione e ripostigli di attrezzature; mancanza quasi
totale di burocrazie che potrebbero imporre veti di vario
tipo; i primi a produrre avranno da soddisfare tutto il mercato
locale (ci sono molti hotel turistici che consumano gamberi
d’importazione), prima di pensare all’esportazione.
E’ per i motivi sopra esposti che la concessione di una salina
di un centinaio di ettari consentirebbe la produzione in semintensivo
di circa 15 quintali di gamberi ad ettaro/anno che anche ad
un prezzo di 20.000 lire al chilo (in Italia i produttori
di Penaeus Japonicus fatturano a 30.000 al chilo), si ottiene
una PLV di 3 miliardi. Tutto questo a fronte di spese molto
contenute per l’acquisizione del capitale fondiario e spese
di manodopera.
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BIOLOGIA
DEL PENAEUS JAPONICUS
Tutti i crostacei subiscono il fenomeno della muta (esuviazione),
della corazza esterna. L’esuviazione è il processo che consente
l’accrescimento dei gamberi. Tale processo accade frequentemente
finché il gambero è piccolo. Alla dimensione di 40 grammi
l’esuviazione avviene ogni 20 - 30 giorni, per stare poi anche
tre mesi (senza cambiare la corazza), durante il periodo freddo.
Nei climi temperati, come in Italia, le femmine maturano sessualmente
soltanto dopo il primo periodo invernale. In ordine al peso,
si possono trovare “penaeus japonicus” femmine, fecondate
a partire dai 15 grammi.
Per l’ovulazione delle femmine procureremo una temperatura
dell’acqua attorno ai 28°C.
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