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a cura dell'Associazione Grande Nord
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IN
SIMBIOSI COL CLIMA
Per ciò che concerne gli animali va da sé che il discorso
è completamente diverso, potendosi infatti essi allontanare
con il movimento allorché le condizioni climatiche si fanno
proibitive.
Migratori per eccellenza sono ad esempio gli uccelli che,
tra i vertebrati, sono gli animali più diffusi nelle regioni
artiche durante la stagione riproduttiva.
Altri animali hanno invece scelto di affrontare l'inverno
restando in zone estreme come quelle che sfiorano gli 81°-82°
di Lat. Nord.
Naturalmente questa scelta evolutiva comporta la necessità
di adattamenti particolari, che rendono queste specie estremamente
specializzate.
La volpe polare, ad esempio, non gode certo di un'esistenza
molto agiata: non solo infatti deve fare i conti con un clima
che per la maggior parte dell'anno è ostile, ma deve anche
risolvere il problema della penuria di cibo. La sua taglia,
per avere una dispersione di calore minore, secondo una ben
nota legge evoluzionistica, è alquanto ridotta, ma in questo
modo è anche vero che essa può rischiare di servire da pasto
per altri predatori
come il lupo e l'orso polare.
Il pelo, nella sua fase invernale, diviene bianco e, oltre
a costituire un valido mimetismo, serve anche per assorbire
meglio i pochi raggi solari. Sempre per quanto riguarda una
minor dispersione di calore le zampe sono relativamente corte,
le orecchie piccole, il muso prominente, la coda non eccessivamente
lunga ed assai pelosa.
Questo canide non si è evoluto ed adattato in maniera molto
differente rispetto al fennec (la volpe del deserto) che ha
orecchie e muso molto lunghi per aumentare la possibilità
di scambi di calore. La volpe artica è anche l'unico canide
soggetto al cambio della sua livrea da una stagione all'altra.
La pelliccia estiva è bruna sul dorso e giallastra sull'addome,
mentre il manto invernale è candido. Il colore bianco viene
assunto in vista dell'inverno con un meccanismo che non è
propriamente una muta: ciascun pelo si accresce nella sua
parte esterna pigmentata, finché non diviene completamente
bianco.
I
CAMALEONTI DEI GHIACCI
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In
questo modo l'animale si adatta gradualmente al passaggio
invernale, tutto coperto di neve e ghiaccio. Le sue abitudini
alimentari lo vedono protagonista di un grande approvvigionamento
di cibo costituito in netta abbondanza da uova, pulcini di
vari volatili, lemmings, citelli.
Esso si predispone numerosi depositi per l'inverno, ai quali
attingerà allorché la fame si farà sentire.
Questa peculiarità etologica della volpe è stata dimostrata
sperimentalmente alle Svalbard da un gruppo di ricercatori
del MAB (Man and biosphere) che hanno analizzato numerosi
boli alimentari di volpi catturate durante l'inverno, accertando,
mediante analisi al gascromatografo, che conteneva proteine
specifiche di alcune specie di uccelli certamente non presenti
durante il terribile inverno polare.
E, mentre gli esemplari più vicini ai rari villaggi umani
si adattano a vivere di rifiuti durante l'inverno, sulle lontane
coste l'unica risorsa diviene la vita al seguito dell'orso
polare, raccogliendone avanzi il cibo o anche solo gli escrementi.
La sua è un'incredibile adattabilità ad ogni circostanza,
un vero e reale "opportunismo".
Le lunghe, desolate distese artiche, apparentemente senza
vita specie in inverno, solcate talora da profondi valloni
che si perpetuano per chilometri come un ipotetico moto ondoso
o da mille ramificazioni di corsi d'acqua a portata estemporanea,
sono anche terreno delle migrazioni di altri mammiferi come
i caribou di Peary, le renne e i buoi muschiati.
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