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Tu
non puoi ricordare… non hai memoria… o forse sì? E’ stato
sette anni fa, esattamente di oggi. Avevo la mia barca allora,
un bel gozzo ligure di vetroresina, con un lento e potente
entrobordo diesel, con cui andavo, piano piano, dappertutto.
Testo
di Donato Attolico
- Creazioni grafiche Pesca
e Nautica
E
con il tempo che ci mettevo, potevo permettermi il lusso di
pensare, mentre navigavo, di guardare le onde della scia che
creavo al mio passare, abbandonarmi a considerazioni filosofiche
su quello che ci lasciamo dietro nella vita, al nostro passaggio,
esattamente come accadeva con la barca sulla uniforme superficie
del mare.
E potevo apprezzare le mille cose che la velocità non mi avrebbe
mai fatto “vedere”, a cominciare dagli oggetti galleggianti
e per finire all’orizzonte lontano, alle nuvole sul mio zenit,
su cui potevo addirittura tenere lo sguardo per momenti interminabili,
tanto poi, quando riabbassavo gli occhi, gli errori di rotta
erano sempre insignificanti, vista la modesta velocità di
crociera.
E proprio una mattina di bolentino sottocosta, sulla liscia
superficie del mare, ti ho trovata, venuta da chissà dove,
forse proprio da oltre il Mediterraneo o forse, molto più
probabilmente, caduta da una nave da carico, di quelle che
nelle stive di te ne portano a migliaia. Ma mi piaceva pensare
che venissi da lontano, anzi, da lontanissimo, che avevi visto
l’oceano, gli squali, le tempeste, forse addirittura le balene,
con le loro grandi code, simbolo del mare che è potente ed
immenso, ma fragile come il vetro. Ti ho vista, son passato
oltre, poi ho fatto un cambio di rotta a 180° per tornare
da te e ti ho raccolta, piccola sfera magica pulsante di vita.
Ti vedevo così: un seme di mare, un oggetto magico che avrebbe
generato un nuovo mare, se piantato.
Eri invece una semplice noce di cocco, ma ti ho tenuta in
barca come una compagna quella mattina, come una donna che
aspettava una creatura nuova dentro di sé. A casa quel giorno
rotolasti tra i piccoli saraghi e le donzelle pescate quel
mattino di luglio, quando rovesciai nell’acquaio il contenuto
del secchio; e ricordo le risa dei bambini e quelle di mia
moglie alla vista di così inusitato carniere: una noce di
cocco; “Come la si cucina?” Ridevano di cuore.
E giù battute sulle abilità del “pescatore di cocco” che ero
diventato. Tu, invece, eri là, splendido scrigno ai miei occhi,
custode di un tesoro affascinante; la vita dell’altro lato
del mondo: quello sempre sognato e goduto solo nei documentari
della TV.
Ho cercato tue notizie sui libri di botanica; ho saputo dei
tuoi predecessori grandi navigatori come te, del loro potere
colonizzante, nelle isole native.
E ti ho posto lì, per gioco e per amore, nel vaso di sabbia
fertilizzata dove, semisommersa, volevo proprio vedere cosa
fossi capace di fare. Quanto tempo è passato? Ma chi coltiva
le piante sa che non deve avere fretta.
Un bel giorno scoprirà il miracolo della nuova vita e così
accadde con te. Quando la piumetta fece capolino ricordo che
ho quasi pianto per l’emozione e ricordo i volti di moglie
e figli, increduli a quella nascita che non avevano saputo
prevedere alcuni mesi prima. E sei cresciuta piano piano,
lentissima, in un angolo del soggiorno dove ho imparato a
conoscerti, ad accarezzarti, a sentire nel fruscio delle tue
due piccole foglie la risacca dell’oceano nell’atollo, il
calore di un sole che brucia, ma che dà la vita.
Crescevi, ma pian piano ho imparato a rispettare le tue esigenze
di gran dama; il vaso più grande, nuovi libri, telefonate
agli appassionati, ricerche su Internet, per farti diventare
così come sei oggi, splendida, verdissima, anche se sottopeso
rispetto alle tue sorelle “libere”.
L' ultima cosa che potevo e dovevo darti per tutto quello
che tu hai dato a me in questi sette anni, sono qui oggi a
farlo: sei nel bellissimo villaggio turistico sul mare dove
hanno accettato di ospitarti per sempre, nella piena terra,
con tutto lo spazio per recuperare le tue dimensioni, fino
a quando tu vorrai vivere e regalarti con la tua sempre acerba
bellezza, agli occhi di noi uomini. Il mare ha custodito e
regalato uno dei suoi tanti semi e, manco a dirlo, è un seme
pieno di vita. Una vita che gratifica e mi fa sentire, nella
mia grandezza di uomo, solo un granellino di un universo che
pulsa.
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