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Autori
L.R. Brown, C. Flavin, H. French ed altri (Worldwatch Institute)
titolo "State of the World 2001: stato del pianeta e sostenibilità,
rapporto annuale"
252 pagine; lire 40.000
Edizioni Ambiente srl, via Guerrazzi 27, 20145 Milano.
Prima
di parlare dei contenuti di questo importante rapporto annuale
del Worldwatch Institute, occorre riflettere relativamente
agli svariati avvenimenti sullo scenario internazionale e
nazionale che mostrano e confermano una tendenza negativa
e preoccupante nella qualità delle azioni poste in essere
e quindi nelle volontà di risoluzione dei grandi problemi
su scala planetaria di ordine sociale ed ambientale. La politica
mostra sempre più di essere avulsa dalle problematiche ambientali
(cui fintamente o moderatamente aderisce) e sempre più collegata
ad una economia di stampo consumistico dove la quantità sostituisce
comunque la qualità a scapito dei consumi di materie prime,
territorio ed energia e a favore delle produzioni di inquinanti
e rifiuti. L'elettorato riflette questa situazione, ne è artefice;
le sottoculture dominano le masse assieme agli egoismi, nonostante
gli sforzi di promuovere educazioni diverse. La sommatoria
algebrica di azioni positive e negative rimane a favore di
queste ultime. Quando svariati anni fa molti scienziati illuminati,
ed anche ambientalisti seri ed informati, indicavano i pericoli
e le contraddizioni della società moderna, difficilmente venivano
ascoltati perché ancora molti problemi erano solamente avvertiti
o ancora in fase di latenza. Forse qualcuno pensava che ai
primi eventi negativi concreti, pur con le difficoltà relative
del porre rimedio a fenomeni in atto e per i quali la cura
non risolve mai quanto la prevenzione prima del manifestarsi
della "patologia", potesse realizzarsi un fenomeno di inversione
di tendenza a livello pubblico-politico. Oggi cosa possiamo
dire di quanto avviene di "concreto" nei confronti dei gas-serra
e dopo che sono iniziati fenomeni meteo-climatici preoccupanti,
dopo che anche in Italia avvertiamo della desertificazione
in atto in alcune regioni ed anche della carenza idrica o
del dissesto territoriale di varia origine, dopo che si prospetta
del prossimo innalzamento del livello marino ? Oppure delle
mostruose quantità di rifiuti industriali o urbani prodotti
quotidianamente (vedi recenti problemi manifestatisi in Campania
causati da problemi di smaltimento) ? Cosa dire ancora del
mancato insegnamento popolare scaturito dagli effetti dei
gas che hanno portato una diminuzione consistente dell'ozono
stratosferico con tutti i rischi conseguenti all'aumento degli
UV a terra? Ancora, come possiamo approvare gli effetti dell'alta
velocità (opera imponente per una limitata utenza) sul territorio
e sulle falde idriche di numerose comunità? Ecc., ecc.. Chi
scrive è pessimista sull'evolversi delle situazioni: le "economie
verdi" cercano soluzioni impossibili in seno alle economie
tradizionali, gli interessi frenano le alternative ecocompatibili,
le politiche e economie "facili" vogliono fare a meno di vincoli
ambientali esorcizzando il problema lavoro ed il problema
pensionistico e ponendo la carota dell' agiatezza davanti
alla bocca dell' "asino" che è facile preda dei suoi bisogni
immediati e soprattutto della sua ignoranza. Inoltre è ancora
evidente che molti problemi vengono affrontati isolatamente,
senza verificarne relazioni reciproche con altri, e con programmazioni
di breve periodo La legislazione, inoltre, rispecchia spesso
le tendenze politiche e gli interessi economici, rendendo
impossibili, o parziali o estremamente lente e complesse le
relative soluzioni. Il tutto è complicato da religioni diverse,
da ineguale distribuzione della ricchezza, ecc.. Lo State
of the World (Stato del pianeta e sostenibilità: rapporto
annuale) ha il grande pregio di riassumere in un quadro generale
i problemi a livello planetario, indicando le tendenze e le
possibili (spesso difficili) soluzioni. Chi segue tali rapporti
dall'inizio ha la possibilità anche di rendersi conto dell'evoluzione
(o involuzione o stagnazione) delle diverse situazioni nel
tempo. I dieci capitoli affrontano, questa volta, i seguenti
temi: "Pianeta povero, pianeta ricco", "La scoperta dell'inquinamento
delle acque", "Cancellare la fame: una sfida sempre più dura",
"Il declino degli anfibi: un fenomeno da interpretare", "Meno
carbonio nel sistema energetico", "Ottimizzare i trasporti",
"Evitare le calamità innaturali", "Chiudere la crisi del debito",
"Il problema dei crimini ambientali internazionali", "Accelerare
il passaggio alla sostenibilità". La lettura porta a comprendere
le contraddizioni e gli egoismi del sistema economico, sia
dal punto di vista sociale che ambientale; per i paesi poveri
è tanto che ascoltiamo della necessità di "insegnare loro
a pescare invece che regalargli alcuni pesci", ovvero dell'importanza
di aiutarli altruisticamente ad essere autosufficienti; tutto
questo deve passare anche attraverso un cambiamento nei rapporti
commerciali ed un annullamenti di mostruosi debiti che inchiodano
ogni iniziativa e la possibilità di uscire dal circolo vizioso;
debiti, del resto, maturati nell'ambito economico tradizionale
e da cattiva o corrotta amministrazione e che tengono letteralmente
in "schiavitù" detti paesi, favorendo un ricatto che si autoalimenta
nel debito stesso. Altri grandi temi (fame, sovrappopolazione,
inquinamenti diversificati, ecc.) mostrano bene le loro correlazioni
e possono trovare opportunità di riscontro e ponderazione
con quello che ascoltiamo da alcuni politici o religiosi e
cioè della necessità di incrementare le nascite (anche solo
a livello nazionale) per tamponare il problema pensionistico,
ecc., senza che essi affrontino minimamente tutti i futuri
problemi logistici di una nazione già affollata: è spaventoso
(e, speriamo, educativo) osservare la povertà culturale di
tanti personaggi. Ma quello che diviene "trasparente" e permette
di apprendere le realtà correlate e la realtà d'insieme, è
lo sfondo che contiene una economia perversa e ormai sostanzialmente
generalizzata o "globalizzata" che mantiene i suoi parametri
funzionali, inventati dall'uomo, in ambiti nettamente distanti
da quelli dell'economia naturale. Così molti dei potenziali
benefici derivanti dalle acquisizioni scientifiche e tecnologiche
sono menomati o condizionati dagli interessi. Per questo è
molto importante anche la presentazione del libro, ove si
parla e si spiega dell' "impronta ecologica" (stato di pressione
umana sui sistemi naturali) e dell' "indice del pianeta vivente
" (stato di salute della biodiversità). L'impronta ecologica
è la misura (in unità di superficie equivalente a un ettaro
della produttività media del pianeta) dei consumi alimentare-materiale-energetico
rispetto alla superfici terrestre e marina necessarie per
produrre le risorse naturali o, per quanto riguarda l'energia,
rispetto alla superficie terrestre necessaria ad assorbire
le emissioni di anidride carbonica; dal 1960 al 1996 l'impronta
ecologica è aumentata di ben il 50 % e ciò significa inoltre
che l'umanità ha superato già negli anni settanta il punto
in cui viveva entro la capacità rigenerativa globale degli
ambienti del pianeta. L'indice del pianeta vivente indica
lo stato di salute dei tre ecosistemi planetari (forestale,
acque dolci e oceani): l'indice calcolato tra il 1970 ed il
1999 mostra una diminuzione di circa il 33% relativamente
alle popolazioni di un selezionato numero di specie animali
caratteristiche dei 3 ecosistemi. E' auspicabile che lo State
of the World induca giuste preoccupazioni nei lettori (è un
testo che dovrebbe essere consigliato in tutte le scuole,
almeno nelle medie inferiori e superiori, oltre la specializzazione
che toglie capacità cognitiva e discriminante generali) e
lo porti a ragionare sulla necessità di giungere rapidamente
ad una economia sostenibile ed a una giustizia sociale internazionali;
infatti se nel 1996 l'impronta ecologica superava già del
30 % la soglia dell'area disponibile, significa un inevitabile
esaurimento graduale delle risorse naturali contestualmente
al declino dell'indice del pianeta vivente ovvero del numero
delle specie viventi.
Leonardo
Mastragostino
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