Autore: Alvaro Masseini;
titolo: "Della Patagonia e altri sogni (Viaggiare con l'arte della pesca a mosca)";
seconda edizione luglio 1999, 191 pagine, lire 25.000;
Editore Angolo Manzoni, via Cernaia 34, 10122 Torino, e-mail: angolom@tin.it

L'autore è insegnante di storia e filosofia a Prato e collabora alla riviste Pesca in e American Fly Fisher. A partire dagli anni ottanta la pesca a mosca è stata il pretesto per vagabondare, anche in solitudine e nella migliore tradizione del campeggiatore vecchio stile, nelle zone remote ma certamente famose per essere popolate da grandi trote, temoli e salmoni. Ma il lettore non deve lasciarsi ingannare superficialmente da quello che in parte sembra prospettare il volume: qui troverà molto di più ed è veramente piacevole poterlo dire. Dei diversi modi del viaggiare (per cercare, per fuggire, per dimenticare, per conoscere), l'autore evidenzia quello che ne riassume molti: il viaggiare per "essere". Confrontandosi con l'imprevisto del viaggiare vero, dove concrete esperienze e situazioni limite mettono a nudo il carattere dell'individuo e le capacità di reazione, si scopre a pieno la soggettività.
La moltitudine che si muove oggi non viaggia, non cerca se stessa, non "è" e non diviene niente di più nell'ambito del tutto pronto e preparato da altri, dell'edulcorato e ovunque occidentalizzato e standardizzato, del "mordi e fuggi" senza vedere e capire le realtà locali e l'essenza vera delle cose. Il vero viaggiatore si muove avvicinandosi a quello che è realmente (lui stesso, gli altri, le situazioni), attraverso itinerari e modi di viverli genuini che lo confrontano con momenti sempre diversi, i quali fanno emergere le condizioni della sua autenticità. Talvolta il viaggiatore che scopre se stesso nel luogo che lo ha reso consciamente più autentico, fissa la sua dimora in quel luogo; per altri l'essenza principale è scoprire sempre nuove e diverse dimensioni dell'autenticità attraverso un itinerario che dura per tutta la vita.
Quando si viaggia per essere, la percezione del tempo è particolare come la realtà esistenziale di questo modo di percorrere gli spazi: si è affrancati da vincoli costrittivi, la sensibilità si dilata, il tempo scorre in modo diverso e sembra allungarsi, ci si sente meglio con la vita, in questi momenti, semplificata dalla soggettività. Masseini riesce a trovare sicuramente nella tecnica della pesca a mosca un tramite appagante ed affine al viaggio per "essere": questa tecnica, mai stata un mezzo di grande efficacia o passivo per catturare il pesce, vuole una conoscenza ed una abilità particolari nella creazione delle esche (le quali sono imitazioni artificiali di vari insetti, che il pescatore costruisce con sapienza utilizzando svariati materiali) e nella fase attiva che deve essere elegante e raffinata.
Questa tecnica che impegna l'uomo (diversamente da tante altre ove l'impiego di mezzi a motore e mille marchingegni rendono molto più artificiosa e impari la fase attiva) è considerata la più ecologica e rispettosa dell'ambiente, con il pesce che può anche essere facilmente liberato. L'autore mostra una grande maturità intellettuale nel dissertare questi aspetti, con i pro e i contro e senza alcuna ambiguità : una analisi serena e preziosa che farebbe piacere vedere molto più estesa.
E l'autore continua in altre colte dissertazioni, prima di "immergersi" nei viaggi, elogiando l'acqua primitiva, analizzando il rapporto intimo tra l'acqua e gli esseri viventi e l'importanza, anche quantitativa, dell'elemento liquido; così ancora le culture e le civiltà che vi sono state collegate, il simbolismo, la mitologia, la religiosità, ecc.. E quindi l'accostarsi, nello specifico, della pesca "nobile" ove il modo di esercizio di tale attività segue la nobiltà dell'uomo, le inevitabili e possibili nobiltà e maturità che possono esservi anche nelle persone più semplici e che permettono una simbiosi logica, una complementarità ecosistemica sostanzialmente innocua a tutti gli occhi che osservano.
L'analisi psicologica dell'uomo-pescatore, effettuata da Masseini, attraversa le contraddizioni e l'impoverimento delle nostre società odierne, dove quasi tutto è prevaricazione, dominio, sfruttamento: una certa conseguenza del connubio fatale del messaggio biblico e da quello laico rinascimentale, apparentemente distanti ma, a loro modo, pervasi da una impregnante "fede" antropocentrica assegnata o innata. Dalla amara conclusione del primo capitolo, dove obiettivamente si annota che niente sembra voler cambiare in meglio nelle nostre società, dove gran parte dell'ambiente è degradato o in qualche modo inaccessibile, il passaporto costituisce oggi uno strumento importante per trovare acque cristalline ove immergersi, nuotare, discenderle in canoa ed anche pescare. Questo libro dovrebbe essere letto da molti pescatori e da molti non pescatori, da coloro che non sanno vivere e cercano di farlo, da coloro che credono di saperlo fare: questo indipendentemente dalle proprie passioni ed attività che impegnano quotidianamente e saltuariamente, perché l'importante è imparare in ogni ambito ad "essere". Leonardo Mastragostino