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Presto, dammi la mano, vieni. -
Stringo quest'ancora di salvezza fatta d'aria che mi viene
offerta e con un balzo salgo di corsa alcuni scalini. I miei
piedi li sfiorano per pochi secondi, ma le sensazioni che
mi assalgono sono come scosse elettriche.
Provo gioia, dolore, paura, tristezza, amore, solitudine (tanta
solitudine).
Atterro a piedi pari su uno scalino morbido, avvolgente e
d'istinto mi fermo. Mi basta un attimo per riprendere il controllo.
Sento il pulsare del mio cuore, forte e sicuro, mi metto in
ascolto. Che cosa percepisco in lontananza? Sono certa di
riconoscere un altro battito che tiene il ritmo con il mio,
si accompagna dolcemente a quello, abbandonandosi sicuro.
Alcune lacrime calde scorrono lungo le mie guance e un amore
immenso mi pervade nel profondo.
Sono
io a proteggere, sono io in questo momento a dare il tempo.
Mi tocco il ventre. E' grande, teso. Sotto le mie dita percepisco
un lento movimento. Mia figlia si muove tranquilla, felice
della mia protezione e dell'amore che le sto trasmettendo.
Mi sento importante, indispensabile, incredibilmente viva.
Non può essere diversamente perchè questa vita dipende da
me. Accarezzo la mia pancia e mi risponde un dolce movimento,
come se la mia creatura avesse percepito questo tocco e ne
godesse beata. Ricordo all'improvviso il dolore e la paura
che ho provato poco prima, nel momento della mia nascita,
e non sopporto l'idea di rivivere la stessa cosa con mia figlia.
Con grande sforzo mi alzo e salgo veloce la scala della mia
vita. Ho la sensazione di abbandonare una parte di me, un
pezzo d'anima. I miei piedi sprofondano in sensazioni negative,
pesanti. Non ce n’è una che valga la pena di essere rivissuta.
Continuo a salire fino a quando non vengo catturata da una
emozione così intensa da farmi cadere sulle ginocchia, incapace
di reggermi. Qualcosa
mai provato prima, assolutamente sconosciuto, non cercato.
Il mio essere è travolto da violenti brividi di desiderio.
Tutto si cancella e mi riempio, trabocco, di una sola cosa:
lui.
Lui è l'amore, non quello di figlia, non quello di madre,
ma quello di donna. E' passione folgorante che coinvolge lo
spirito e, ancor di più, il corpo. Un corpo invaso da pulsioni
che hanno il sapore di istinti atavici riportati a fior di
pelle dall'attrazione fattasi amore per un uomo. Desidero
le sue mani su di me, i suoi baci, le sue carezze, il contatto
con la sua pelle. Desidero e l'ansia per la mancanza di appagamento
dei miei bisogni cresce a dismisura, diventa insopportabile.
L'amore si accompagna al dolore. Guardo lo scalino successivo,
dove finisce il presente e inizia il futuro. Decido di salire.
Voglio, ho bisogno di sapere se finirà il mio tormento. Il
mio bisogno di essere amata troverà appagamento o dovrò convivere
ancora con il dolore del rifiuto, nato con il parto di mia
madre? Ancora ripiegata sulle ginocchia fisso quello scalino
che all'improvviso mi appare altissimo, irraggiungibile. Vorrei
sentire ancora la voce sconosciuta, ma sono sola. Raccolgo
le forze e spicco un balzo...
Sento il mio corpo sussultare. Qualcosa di pesante si è posato
delicatamente sulla mia pancia. Apro gli occhi e il mio sguardo
è catturato da altri occhi. Due sfere gialle dalle pupille
dilatate mi fissano da pochi centimetri di distanza facendomi
rabbrividire. Mi occorre qualche istante per capire che esse
appartengono al mio gatto. Nessun battito di ciglia interrompe
il nostro guardarci e percepisco la magia del messaggio che
mi sta trasmettendo. E' stato solo un sogno? In un impeto
di affetto stendo la mano per accarezzare quel corpo morbido.
Vengo all'istante ripagata con il dolce vibrare delle sue
fusa su di me. Si addormenta beato, sicuro che ho compreso.
Sono qui nel presente, con lui, non c'è fretta di sapere.
La luna non si riflette più nella specchiera, ha continuato
il suo viaggio nascondendosi al mio sguardo. Chiudo gli occhi
e mi lascio cullare dal vento leggero e tiepido che profuma
di fiori...
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