Parchi Nazionali: il parere di un agronomo

Questo è però il loro vero problema e non sta a noi risolverglielo! Noi che ci sentiamo ecologisti veri, pertanto, cercheremo di ottenere un’ecologia ambientale di successo (cosa che “quelli” di sui sopra non possono ottenere), senza pestare i piedi alla stragrande maggioranza degli utilizzatori dell’ambiente parco. Abbiamo già espresso altre volte (come studiosi d’economia d’allevamenti di pesci marini), le fantascientifiche potenzialità riproduttive proprie della stragrande maggioranza degli animali acquatici. Una spigola femmina produce ogni anno 150.000 uova per chilo di peso della madre, e questo vuole significare che abbassando la pressione di pesca ed in particolare di quella che arreca più danno ecologico, in pochissimo tempo il mare si ripopolerebbe automaticamente! Non passeranno molti anni per giungere ad una quasi totale produzione del pesce d’allevamento così come da millenni è per gli animali domestici. Alcune specie acquatiche (come la trota e il salmone), sono ormai totalmente prodotte in allevamenti. L'esubero riproduttivo consente il ripopolamento dei corsi dei fiumi, che sono divenuti immensamente più popolati di cinquant’anni addietro. Si consideri poi, che il parco non dovrebbe essere concepito come qualcosa che ci rende felici per il solo fatto di sapere che esiste ma nessuno si può neppure avvicinare.
I parchi devono rendere felici coloro che li usano e li vivono rispettandone regole razionali ed inoltre devono pure consentire un beneficio economico alla popolazione che vive quel territorio e non il suo inverso! Per fare un esempio pare che il parco dell’Arcipelago Toscano fornisca annualmente circa duemila miliardi l’anno come fonte turistica. Modificare irrazionalmente le regole, procurerebbe una contrazione turistica che potrebbe costare (ai gestori dei servizi), anche qualche centinaio di miliardi d’entrate che in larga parte provengono dall’estero. Risorse che certamente prenderebbero la direzione della Corsica o della Grecia. Realizzare un parco marino all’Elba con le assurde zonizzazioni punitive nei confronti dei turisti che non procurano alcun danno, è solo paranoia e incapacità di leggere il problema nella sua validità scientifica! Occorre sapere individuare con certezza la vera colpa del danno ecologico e poi prospettarne la cura. Inutile e dannoso somministrare farmaci a casaccio contro malattie inesistenti. Gli scienziati (biologi marini), sanno molto bene quali sono gli strumenti che procurano oltre il 95% del prelievo e il 100% di quello ecologico. Trattasi unicamente della pesca professionale! La pesca sportiva con amo, procura danno zero e prelievo percentualmente trascurabile. Questo, sia pure considerando una quasi totale trascuratezza del rispetto delle leggi esistenti sulla pezzatura dei pesci prelevabili. Vogliamo fare rivivere il mare dell’arcipelago? Occorre unicamente limitare (solo in quei mari), alcuni tipi di pesca professionale e, prima fra tutte, l’uso delle strascicanti che di notte arrivano a rastrellare zone dove di giorno ci stanno i bagnanti. Sul vero problema, che è questo, gli attuali responsabili non dicono niente e si beano delle zone A, B, C. Esisterebbero poi altri piccoli e parziali provvedimenti da adottare, come il divieto della pesca a circuizione a ricciole e tonni e una limitazione nella lunghezza di reti da posta e palamiti a pescispada.
Con questi semplicissimi provvedimenti il mare tornerebbe a rivivere nell’arco di due o tre anni. Coloro che fanno diving, che vanno in apnea con la maschera, che pescano a canna, sarebbero certamente molto soddisfatti e produrrebbero un incremento di domanda di qualità per il turismo estivo dell’arcipelago. L’incremento di domanda, consentirà l’aumento del PIL dell’arcipelago, ampiamente sufficiente a pagare eventuali integrazioni ai pescatori professionisti momentaneamente danneggiati. Con questi semplici provvedimenti, ed un controllo severo e rigoroso sugli stessi ed anche sul rispetto delle altre leggi nazionali che già esistono, la garanzia del successo è cosa certa! Il problema della caccia è analogo. Forse è solo molto più semplice da risolvere per la mancanza di professionisti della cacciagione. Conseguentemente non sarà necessario doverli allontanare! Inoltre è un problema minore anche perché la caccia non tocca gli interessi economico-turistici. Il concetto è che ai residenti cacciatori sia consentito praticare quell’attività venatoria programmata che non arreca danno ecologico.
Si tratta solo di stabilire (concordando con le associazioni venatorie), la zonizzazione equa ove certe pratiche venatorie sono consentite. Caccia pertanto nei confronti di quei soli animali per i quali non esiste problema d’estinzione (ci riferiamo ai merli ai tordi, ai colombacci, cinghiali, fagiani e tutti gli altri previsti per legge). Parlando di Parco dell’Arcipelago Toscano, ci sia consentito un augurio sincero a Luigi Vagaggini per il successo personale avuto nelle ultime elezioni. In zona si sente fare il suo nome come possibile futuro Presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, e la stragrande maggioranza degli elbani sarebbe molto contenta che ciò avvenisse. Vagaggini ha ottenuto un risultato eccelso di consensi, conseguito dopo quattordici anni di successi come Sindaco del Comune territorialmente più grande tra i diversi comuni elbani. Questo redazionale non è soltanto a lui dedicato; anche negli altri parchi di più antica costituzione, infatti, le regole possono sempre essere cambiate in meglio!