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Parchi
Nazionali: l'opinione di un economista agrario

di Leonardo Innocenti
L'articolo
che pubblichiamo è il parere dell'autore sulla questione
dei Parchi Marini e, specificatamente, su quello dell'Arcipelago
Toscano. In virtù dell'etica giornalistica e della"Par
Condicio", invitiamo chiunque desideri esprimere il proprio
parere, a scriverci; saremmo lieti di pubblicare qualsiasi
lettera o articolo, dando il medesimo risalto di quello che
segue.
Il direttore responsabile
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Le
ultime elezioni sembrano avere finalmente fatto approdare
la precaria e confusa situazione politica italiana, verso
quel sano bipolarismo tipico delle democrazie consolidate
delle nazioni più sviluppate. Solo adesso inizia la vera “Seconda
Repubblica” alla quale auguriamo grandi successi. Sarà - ovviamente
- necessario un quasi totale ricambio nelle responsabilità
ad ogni livello (compreso quello delle nomine alla presidenza
dei parchi nazionali). Negli ultimi anni, tanti parchi costituiti,
hanno adottato regole astruse e talvolta molto deleterie specie
quelle nate da stimoli suggeriti dal proliferare di assurde
fobie politicamente schierate. In molti casi, talune di quelle
regolamentazioni, hanno dato il via ad un vero trauma nell’economia
delle zone interessate, senza neppure perseguire risultati
d’altro tipo.
Nel parlare di questi “interessati” difensori della natura,
ci vengono a mente gli struzzi che per paura nascondono la
testa sotto la sabbia. Questi "politici per scommessa", non
ci chiappano quasi mai sulla vera causa dei danni ecologici.
I più evoluti di loro capiscono - del resto - che affrontare
i veri colpevoli dei danni ecologici, sarebbe come consumare
battaglie perse in partenza. Conseguentemente gracidano il
loro odio irrazionale verso quei consimili che sono certamente
senza colpe rispetto alla grandezza della problematica.
Per loro lo scopo è solo quello di sopire un minimo di quel
tanto “odio congenito” che da sempre hanno dentro, contro
lo "sviluppo" del mondo. E' lo sviluppo la vera causa del
disastro ambientale, ma non sanno rendersi conto che loro
stessi costituiscono un’ennesima parte di quello e, sia pure
stando attenti, inquinano trenta volte di più di quello che
inquina un consimile africano. Vorrebbero un mondo di pochi
(solo così non s’inquina), e questo ci appare un po’ utopico
e molto egoistico. Noi siamo per la cultura della vita e non
per quella della morte! Siamo senz’altro a favore della vita
dei sei miliardi di persone che questo sviluppo ci consente,
anche se comprendiamo bene che se fossimo solo in sei milioni
non avremmo neppure l’ombra dei problemi d’inquinamento. La
settorialità della visione di una problematica è sempre catastrofica!
Il Parco è cosa buona, sono le regole che si adottano che
possono farlo mutare in un disastro.
Amore e comprensione per l’ambiente, ma soprattutto per le
persone che ci vivono e che visitano il Parco, sono ingredienti
per costruire regole giuste e non punitive. Al contrario,
se si dettano regole con animo punitivo e d’odio verso qualcuno,
si realizzano solo disastri! Una norma sbagliata ha un costo
assai elevato e poi procura un danno.
Al contrario può esserci altra norma più intelligente che
risolve quel problema senza alcun costo o addirittura fornisce
un tornaconto al Paese. Ci piace rilevare che cacciatori e
pescatori veri sono innanzi tutto "persone”! Persone senza
paranoie, senza stranezze e che non sanno odiare! Sono tra
i pochi che portano ancora qualche traccia di quel sano codice
genetico che è proprio d’ogni specie animale terrestre. Sono
gente sana, persone prive di quelle ipocrisie che portano
a delegare ad altri l’uccisione d’animali per la propria alimentazione
(anche se lo fanno solo per divagazione sportiva molto saltuaria).
Alcuni dei cacciatori e pescatori vivono il territorio del
parco; altri (specie nella pesca sportiva), sono turisti che
godono saltuariamente di quell’ambiente. Una gestione razionale
del territorio e del mare può reggere ampiamente le esigenze
di questi e di quelli! Sappiamo che le parole “cacciatore”
e “pescatore”, fanno schizzare in paranoia i nervi degli pseudo
difensori della natura.
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