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La
bella, innocua e curiosa, Mobula mobular, ingiustamente nominata
Diavolo, appartiene all'ordine Raiformi, famiglia Mobulidae,
genere Mobula. Anche questo animale conferma la regola che i
più grossi animali marini esistenti si nutrono di specie piccole
quali quelle che compongono il plancton (pensiamo ai Cetacei
con le balene, ai pesci cartilaginei con gli squali balena ed
elefante, per giungere alle Mante o Diavoli di mare). Le Mante
vere (del genere Manta) hanno la bocca situata trasversalmente
all'estremità del capo e con i denti solo nella mascella inferiore;
le specie del genere Mobula hanno la bocca situata inferiormente
e con i denti in ambedue le mascelle. Nel genere Mobula vi sono
8 specie divise in due gruppi distinti dalla presenza o assenza
della spina sulla coda. In Mediterraneo esiste solo una specie,
la M. mobular con un aculeo codale corto. Il nome Diavolo origina
probabilmente dall'aspetto del capo che porta due pinne cefaliche
pronunciate e simili a corna; quindi dal colore nero del dorso
e delle enormi pinne pettorali, utilizzate come "ali" nel blu
liquido. L'animale è in realtà estremamente pacifico ed inoffensivo,
malgrado la mole colossale che può raggiungere. Sul capo gli
occhi sono grandi e sporgenti; la bocca è diritta, ampia poco
meno del capo e provvista di 150-160 serie di piccoli denti
di forma cuoriforme o ovale (l'alimentazione è composta da piccoli
pesci e crostacei planctonici). Le aperture branchiali sono
ampie. La pinna dorsale è piccola e situata alla base della
coda. Come detto, la colorazione del dorso è nera, anche con
riflessi bluastri o brunastri; il ventre è bianco, sporadicamente
macchiato di nero. La specie è pelagica, di abitudini anche
gregarie; può compiere salti fuori dall'acqua, nonostante la
mole. La pesca non è normalmente (generalmente) praticata ed
è solo casuale che tali animali rimangano prigionieri nelle
tonnare o nelle reti. In alcune nostre aree del meridione veniva
o viene cacciata con l'arpione quando stagionalmente è più facile
osservarla in superficie (es. luglio-agosto nello Stretto di
Messina); la scarsa qualità delle carni e la strenua resistenza
alla cattura la rendono comunque oggi raramente oggetto di pesca:
solo alcune parti vengono utilizzate per alimento (pinne pettorali)
ributtando a mare il resto perché ritenuto possedere addirittura
uno sgradevole odore di orina; in alcune zone della Calabria
le carni vengono essiccate. La specie è diffusa nell'Atlantico
orientale (dal Senegal all'Inghilterra) ma è stata catturata
anche ad occidente (New Jersey e Cuba); è presente nel Mediterraneo
occidentale e centrale. Se nella nostra tradizione è considerata
pericolosa e demoniaca, con una forza tale da poter trascinare
a fondo una piccola imbarcazione, lungo le coste del Senegal
i ragazzi giocano in acqua con lei e si fanno trascinare aggrappandosi
alla coda. La larghezza dell'animale può superare i 5 metri
ed il peso può superare la tonnellata.
Leonardo
Mastragostino
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