Mobula Mobular- Il diavolo di mare

Testo e foto di Leonardo Mastragostino 

 

 


La bella, innocua e curiosa, Mobula mobular, ingiustamente nominata Diavolo, appartiene all'ordine Raiformi, famiglia Mobulidae, genere Mobula. Anche questo animale conferma la regola che i più grossi animali marini esistenti si nutrono di specie piccole quali quelle che compongono il plancton (pensiamo ai Cetacei con le balene, ai pesci cartilaginei con gli squali balena ed elefante, per giungere alle Mante o Diavoli di mare). Le Mante vere (del genere Manta) hanno la bocca situata trasversalmente all'estremità del capo e con i denti solo nella mascella inferiore; le specie del genere Mobula hanno la bocca situata inferiormente e con i denti in ambedue le mascelle. Nel genere Mobula vi sono 8 specie divise in due gruppi distinti dalla presenza o assenza della spina sulla coda. In Mediterraneo esiste solo una specie, la M. mobular con un aculeo codale corto. Il nome Diavolo origina probabilmente dall'aspetto del capo che porta due pinne cefaliche pronunciate e simili a corna; quindi dal colore nero del dorso e delle enormi pinne pettorali, utilizzate come "ali" nel blu liquido. L'animale è in realtà estremamente pacifico ed inoffensivo, malgrado la mole colossale che può raggiungere. Sul capo gli occhi sono grandi e sporgenti; la bocca è diritta, ampia poco meno del capo e provvista di 150-160 serie di piccoli denti di forma cuoriforme o ovale (l'alimentazione è composta da piccoli pesci e crostacei planctonici). Le aperture branchiali sono ampie. La pinna dorsale è piccola e situata alla base della coda. Come detto, la colorazione del dorso è nera, anche con riflessi bluastri o brunastri; il ventre è bianco, sporadicamente macchiato di nero. La specie è pelagica, di abitudini anche gregarie; può compiere salti fuori dall'acqua, nonostante la mole. La pesca non è normalmente (generalmente) praticata ed è solo casuale che tali animali rimangano prigionieri nelle tonnare o nelle reti. In alcune nostre aree del meridione veniva o viene cacciata con l'arpione quando stagionalmente è più facile osservarla in superficie (es. luglio-agosto nello Stretto di Messina); la scarsa qualità delle carni e la strenua resistenza alla cattura la rendono comunque oggi raramente oggetto di pesca: solo alcune parti vengono utilizzate per alimento (pinne pettorali) ributtando a mare il resto perché ritenuto possedere addirittura uno sgradevole odore di orina; in alcune zone della Calabria le carni vengono essiccate. La specie è diffusa nell'Atlantico orientale (dal Senegal all'Inghilterra) ma è stata catturata anche ad occidente (New Jersey e Cuba); è presente nel Mediterraneo occidentale e centrale. Se nella nostra tradizione è considerata pericolosa e demoniaca, con una forza tale da poter trascinare a fondo una piccola imbarcazione, lungo le coste del Senegal i ragazzi giocano in acqua con lei e si fanno trascinare aggrappandosi alla coda. La larghezza dell'animale può superare i 5 metri ed il peso può superare la tonnellata.

Leonardo Mastragostino