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Erano
ormai diverse ore che camminava sulla battigia di quella
lunga lingua di sabbia che per chilometri si estendeva
da Est ad Ovest, in quella remota isola dove ideali
convinti di solitudine e complice malinconia l'avevano
condotto. I suoi piedi calpestavano la sabbia, ora raggiunti
dalle basse onde di un mare calmissimo, ora accarezzati
dalla bianca sabbia asciutta nelle zone un po' più in
rilievo. I pensieri, invece, erano tutti là, nella casa
che aveva lasciato, dopo l'intenso dolore per quell'ennesimo
litigio al seguito del quale aveva visto sbattere una
porta. Ricordava poi di aveva raccolto l'orologio di
cui si era spezzato il cinturino, tanta era stata la
violenza di quella uscita che Laura, la sua donna, o
meglio, la sua ex donna, aveva fatto dalla loro casa
e, conoscendola bene, anche dalla sua vita. La brezza
del mattino ormai inoltrato rinfrescava la sua pelle
che il sole abbondantemente alto già scaldava con ostinata
continuità. Camminando lentamente giunse ad una piccola
scogliera che quasi misteriosamente fuoriusciva dalla
sabbia e si spingeva fino nel mare. Per superarla non
si preoccupò di entrare in acqua fino alle caviglie
e fu allora che sul fondo di una conca, semisepolto
dalle alghe si accorse del pareo variopinto. Lo raccolse
e istintivamente lo portò gocciolante al viso aspirandone
l'odore; sapeva di alghe, ma anche di una traccia di
profumo indistinto che indicava chiaramente la sua recente
appartenenza ad una donna. Lo tenne con sé, aprendolo
perché il sole lo asciugasse e continuò così a camminare,
con quella specie di aquilone tenuto ampio alla brezza
e che pigramente vi si abbandonava in un movimento leggero.
Camminando ancora, superò un'insenatura semicoperta
da una duna e all'improvviso se la trovò davanti, a
circa venti metri, sola, sdraiata al sole, o meglio
quasi addormentata, tanto era immobile. Sembrava più
una creatura della fantasia che una persona reale e
Tony per una attimo credette di stare a sognare; da
diverse ore la totale solitudine del passeggiare lo
aveva convinto che su quell'isola non c'era nessun altro
(cosa inverosimile). Stava sdraiata immobile, morbidamente
adagiata, presa dal torpore dato dal calore del sole,
la pelle ambrata; un cappellino celava il suo viso.
Non dormiva, seguiva il filo dei suoi pensieri; stare
lì, distesa sulla sabbia vicino al mare le infondeva
profonda serenità ed il rumore della risacca sembrava
cullarla dolcemente, in perfetta, ritmica sintonia con
i pensieri e, forse, con ricordi di spiagge lontane
nel tempo e nello spazio.
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