Testo di Donato Attolico

Quando aprivo gli occhi, vedevo tutto nero e sentivo nella bocca un saporaccio sconosciuto ed amaro; i miei muscoli non riuscivano a sollevare le mie ali, eppure ho volato tanto, sono ben forti, ma di alzarmi da quel nuovo mare scuro e denso non c'era verso. Intuivo presenze estranee, udivo suoni strani e pericolosi, ma non vedevo nulla: dove scappare? Qualcosa mi ha sollevato nell'aria e poi ancora buio, ma con le zampe sull'asciutto. E poi ancora acqua, fresca questa volta: me l'hanno infilata a forza nella gola: era anch'essa un po' amara, ma sapeva di buono ... e poi strapazzata da tutti i lati, ma con competente disinvoltura; sentivo scivolarmi addosso qualcosa e le mie ali diventare più leggere. Dapprima solo ombre, poi sempre più distinte figure bianche sono comparse nei miei occhi e pian piano una luce accecante mi ha rivelato un cielo bianco senza nuvole dove si muovevano animali strani, che avevo già visto da lontano, con maschere bianche, occhi riflettenti, zampe po' pelose forti e delicate, senza artigli, che mi ghermivano senza farmi male; animali che mi asciugavano con fiati caldi e buoni. "Strani predatori" - mi dicevo - nessuno di quelli che conosco mi tratterebbe così: ne ho visti diversi prendersi qualche mia compagna, velocemente, con forti colpi, nel cielo e sulla scogliera, in un attimo. Eppure, finché volavo lontano da quegli esseri su due zampe, sono stata bene, nel mio mare azzurro cupo. Quando, invece, mi sono trovata in quel mare scuro e liscio sono stata male: ma quel mare scuro lo facevano proprio loro, gli animali in piedi, su quei grandi nidi galleggianti su cui vivono: ho visto io venir fuori quel liquido dai loro nidi. Con quello mi hanno accecata e adesso si prodigano tanto per ridarmi la vista; ero nera e pesante ed ora sono di nuovo bianca e leggera. E mi sento bene: le mie piume sanno di nuovo di buono nel mio becco. Grazie, strani esseri in piedi; ma voi, siete predatori o siete dalla mia parte?"