|

Emmet
si svegliò di buon umore. Ebbe subito voglia di ascoltare
qualcosa di intonato al suo stato d'animo e sulle note del
terzo movimento del quintetto per archi K 174 (W.A.M.), deliberò
di concedersi una bella mattinata di pesca. Per un attimo,
levandosi in piedi si chiese che giorno fosse, e sulla parete
di fronte al letto antigravitazionale comparve la data: 9
giugno 2300. Aveva da poco superato i novant'anni, ed era
certo che avrebbe attraversato ancora mezzo secolo, prima
di consegnarsi all'Oblio Temporaneo. I pesci avrebbero patito
ancora a lungo la sua presenza. Indossò il molan(1)ed
uscì dalla sua unità abitativa, imboccando il corridoio comune
che portava alla cabina di teletrasporto condominiale. Dovette
tornare indietro dopo pochi passi, poiché nell'euforia aveva
dimenticato l'astuccio con l'attrezzatura da pesca. Giacché
c'era, prese anche il piccolo clonatore portatile, così avrebbe
potuto subito rimettere in acqua i cloni dei pesci catturati.
La cabina del teletrasporto era occupata, ed ebbe il tempo
di pensare ad un itinerario di pesca; decise per Mediterraneo
centrale, qualche isolotto tra Corsica e Sardegna, lasciando
un margine di imprecisione alle impostazioni del punto d'arrivo,
per rendere la cosa più interessante. Dopo qualche minuto
d'attesa salì sulla piccola pedana che si era liberata del
passeggero che lo aveva preceduto e, come il solito, si guardò
i piedi che iniziavano a svanire per primi e continuò a guardare,
finché gli fu possibile, il restante di sé venir via come
alito su uno specchio. Dovette stringere le palpebre sulla
violenza dell'azzurro che si riversò nei suoi occhi appena
riaggregati, e restò così immobile per qualche istante, mentre
l'aria salmastra entrava nelle canne del naso e nei polmoni,
insieme al profumo del mirto e della ginestra. Vento tiepido
sul viso ed il respiro del mare, come alitare di mamma all'orecchio
del figlioletto. Schiumare bianco intorno alle rocce chiare
sotto di lui. Scese per un piccolo sentiero, fino ad avere
gli spruzzi del mare sulle ginocchia. Estrasse il piccolo
gambero dall'astuccio aperto e l'osservò per qualche istante:
un centimetro cubo d'altissima tecnologia con la forma di
un gamberetto di scogliera; endoscheletro metallico rivestito
di tessuto organico, equipaggiato con sistema di propulsione
idromagnetico, apparato pseudosensoriale di classe tre ed
un micro ricevitore di onde mentaliche(2).
Un piccolo gioiello che sarebbe bastato da solo a procurare
ad Emmet la totale immersione nelle sensazioni di preda e
predatore. Dall'anello che portava all'indice della sinistra
estrasse delicatamente i visori oculari e li poggiò sulle
cornee. Sfiorando l'anello attivò la ricezione di ciò che
vedeva la microcamera montata sulla testa del gamberetto,
poi si assicurò che il cybergambero ricevesse i suoi ordini
mentali, facendolo muovere sul palmo della mano, dopodiché
lo lasciò cadere in acqua. Lo controllava attraverso le onde
mentaliche emesse dal suo cervello, vedeva la "soggettiva"
ed ascoltava tutte le vibrazioni percepite dal gamberoide.
In più, un rilevatore di movimento era attivo nella parte
alta del suo visore oculare, una specie di localizzatore,
tarato sul peso dell'animale cercato. Emmet si spostò di cinquanta
metri lungo il bagnasciuga, raggiungendo l'inizio di una spiaggetta
di sabbia rosa, sulla quale si distese prono, la testa rivolta
all'acqua. Col dorso della mano spostò la sabbia davanti a
lui, creando un piccolo cratere che lo lasciò libero di respirare
e si distese completamente, poggiando la fronte sull'avambraccio
destro. Nell'ombra che derivava al suo viso da quella posizione,
chiuse gli occhi avendo così, nitidissima, la visione del
fondale che il cybergambero stava già esplorando. Una ripida
franata di rocce chiare, punteggiata di latterini e castagnole,
lasciò presto il posto ad un pianoro di roccia ed alga. Era
a meno diciotto metri, pochi secondi di discesa obliqua lo
avevano portato già in prossimità del fondo.
1)
Indumento termoregolatore in panno a spessore molecolare.
L'evidenza delle forme anatomiche prodotta da questo abbigliamento,
veniva talora dissimulata ed ancorpiù spesso abbellita da
confacenti protesi poste all'interno dell'indumento stesso.
2) Com'è noto, alla fine del 2200 s'individuò l'area del cervello
preposta all'emanazione del pensiero verso l'esterno del sé,
avendo poi la possibilità di codificare queste trasmissioni
e di elaborare per esse appositi dispositivi ricevitori da
poter essere installati su tutti i server biomeccanici.
|