Pesce
San Pietro
Ordine:
Zeiformi
Famiglia: Zeidi
Genere: Zeus
Specie: Zeus faber Linneo
Testo
e foto di Eleonora De Sabata
E'
uno dei pesci più strani del nostro mare, sicuramente uno dei più
buoni da mangiare. E' lo Zeus faber o pesce San Pietro, com'è comunemente
chiamato da duemila anni a questa parte; da quando il Santo, squattrinato
ma raccomandato, ne pescò uno che guarda caso aveva in bocca la
moneta d'oro necessaria per pagare il pedaggio ad un posto di blocco
romano. Fulminato da quel contatto, il pesce congelò le impronte
digitali del santo in una macchia nera che trasmise ai suoi discendenti:
così recita la leggenda. Le macchie nere, in realtà, probabilmente
non sono altro che "occhi finti", un modo per sembrare più grande
e minaccioso e scoraggiare così i predatori meno accorti che, trovandosi
a una certa distanza, potrebbero cogliere solo il grande "occhio"
e credere di trovarsi al cospetto di un animale assai più grande.
E' uno dei tanti trucchi del San Pietro: che non è veloce, non ha
armi particolari per offendere né per difendersi e tuttavia ha colonizzato
le acque di mezzo mondo, ingannando tutti con un repertorio da Houdini.
Un esempio? Quando vuole, il San Pietro si volatilizza: il suo
corpo, infatti, è schiacciato a tal punto che, visto di profilo,
diventa praticamente invisibile. Ed è naturale che sia così, perché
lo Zeus faber è un predatore da agguato, non certo un nuotatore
potente: non potendo sopraffare la preda con la velocità, la sorprende
con l'inganno. Rapido e invisibile, spinto dal motore silenzioso
delle trasparenti pinne anale e dorsali, il pesce si avvicina di
soppiatto alle sue prede, altri pesci, seppie e crostacei. Arrivato
a portata di tiro, il San Pietro scatta: o meglio è la bocca a scattare
in avanti, trasformanosi per un istante in un lungo tubo che, per
depressione, risucchia la preda in un istante. Come tutti i pesci
il S. Pietro ha, letteralmente, un sesto senso che lo avverte di
quanto sta succedendo intorno a sé: è la linea laterale, formata
da una fila di cellule sensoriali che percepiscono le variazioni
di pressione nell'acqua circostante e che segnalano il movimento
di altri esseri nelle immediate vicinanze. Per essere un pesce dalle
carni così gustose, almeno per palati umani, il San Pietro ha davvero
poche, ma evidentemente sufficienti, armi di difesa: per scoraggiare
l'avversario si limita a sollevare i lunghi e impressionanti raggi
della pinna dorsale che portano alla base, su ciascun lato, una
serie di larghi aculei appunti. Il San Pietro è un pesce tutt'alto
che raro: in Mediterraneo lo si trova un po' ovunque, lungo fondali
sabbiosi o melmosi che cadono con una certa decisione verso profondità
maggiori: i pescatori lo tirano su da profondità comprese fra i
30 e i 200 metri. Maschi e femmine sono identici e differiscono
soltanto nella taglia, maggiore nelle femmine. Il pesce San Pietro
si riproduce per la prima volta a quattro anni di età, in primavera-estate:
le uova fecondate galleggiano per qualche tempo nel plancton; alla
schiusa la larva misura appena un paio di millimetri di lunghezza,
ma solo quando sarà dieci volte più grande il pesciolino assumerà
la forma definitiva, diventando un... sanpietrino in miniatura.
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