Vent'anni dopo. Non è solo il titolo di un romanzo di Dumas. Con questa frase si potrebbe intitolare anche la nostra spedizione polare che è appena terminata.

Testo e foto a cura dell'Associazione Grande Nord

Vent'anni fa compivamo la nostra prima avventura in Artico, in quest'arcipelago che Giovanni Arpino definì allora con noi "isole dimenticate". Dopo aver spaziato in lungo e in largo per l'Artico, la nostra meta questa volta era Nordaustlandet, la Terra a N-Est delle Svalbard. Terre aspre, flagellate dai venti del Polo che dista circa 800 km, circondate dai ghiacci di banchisa che flottano al ritmo delle maree, delle correnti e al capriccio del blizzard. Il proposito, lo scopo di questa spedizione gommonautica era quello di seguire passo per passo, fiordo dopo fiordo l'itinerario del capitano Gennaro Sora che nel 1928 con una pattuglia di ardimentosi Alpini, andò alla ricerca dei naufraghi della "Tenda Rossa" di Nobile. Durante questo suo lungo e periglioso peregrinare dal Nord Spitsbergen al Nord della Terra di N-Est, egli lasciò numerosi segni del suo passaggio: viveri, materiale vario e soprattutto messaggi che mise alla base di "ometti" di pietre (in Artico noti come "cairns") e che avrebbero potuto essere di aiuto e indicazione ai superstiti del dirigibile "Italia" di cui in quel momento non si sapeva nulla. Tuttavia dopo diverse spedizioni polari artiche in cui sempre tutto ci era riuscito con risultati spesso eccellenti, questa volta la Dea Bendata, non ci è stata amica, anzi, si è decisamente dimostrata avversa. Ma nonostante le numerose avversità e difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, una parte del programma prefissato è stata portata a compimento. Quella che segue, sinteticamente, è la cronaca dell'ultima nostra avventura polare.

Inizia l'avventura

29 luglio - Dopo aver stivato difficoltosamente le quasi due tonnellate di materiale a bordo della piccola "Farm" che ci deve portare a Nordautlandet, partiamo verso il Nord con un mare che non promette niente di buono. Poche ore dopo il Mare di Barents ci ricorda (in passato abbiamo già avuto esperienza più volte) quanto possa diventare tempestoso. Navigheremo così per un giorno e mezzo soffrendo tutti per il mal di mare, compreso il "secondo" comandante. All'altezza del Woodfjorden, incontriamo il pack e il comandante ci comunica di non poter proseguire in quella massa di ghiaccio impenetrabile anche a grosse navi. E' una situazione anomala per questo periodo della stagione, ma tant'è. Non ci possiamo proprio fare nulla. C'è nebbia e nevica quando, nostro malgrado, mettiamo in mare i nostri tre gommoni e portiamo a terra tutto il carico. Scarichiamo anche una piccola parte del carburante che ci dovrebbe servire. La restante parte o la "Farm" stessa o un'altra nave ce la dovranno portare più a Nord.
O meglio, così speriamo.

4 agosto - I primi giorni passati vicino alla minuscola hutte del Woodfjorden sono di pessime condizioni atmosferiche e di mare. Con la radio ci colleghiamo con l'Italia e diamo nostre notizie, mentre con Longyearbyen i collegamenti stranamente non riescono e perciò non siamo a conoscenza della condizione dei ghiacci lungo la costa a Nord. Attendiamo che passi qualche rara nave con turisti per sapere se è possibile andare a Nord-Est. Inutilmente. (Sapremo poi che anche per loro la distesa del pack era impenetrabile). Durante l'attesa di vento favorevole da Sud che distacchi la banchisa dalla costa e ci consenta di muoverci verso Nordaustlandet, eseguiamo parte del lavoro scientifico e parte delle immersioni. Speriamo che una delle navi che portano piccoli gruppi di turisti attorno allo Spitzbergen ci conceda parte del carburante.

7 agosto - Al largo vediamo passare la "V.Buinijsky" che ha a bordo -da cinque settimane- i nostri fusti di benzina; la contattiamo per radio e ci dicono che nella notte tenteranno di portarne un paio a Mosselbukta e, se le condizioni del ghiaccio lo permettono, anche a Nordaustlandet nel Murchisonfjorden. Ma non hanno grosse speranze di riuscirci.

8 agosto - Abbiamo già perso una settimana di tempo e decidiamo di tentare il tutto per tutto. Contemporaneamente dobbiamo scegliere cosa lasciare di materiale e viveri che, nelle intenzioni iniziali, avremmo dovuto lasciare a Nordaustlandet in un paio di depositi per il ritorno. Non è compito agevole scegliere cosa è meno essenziale tra il materiale già oculatamente selezionato in Italia. Per il cibo, se riusciremo a raggiungere Nordaustlandet tireremo un po' la cinghia. Niente paura.

9 agosto - Carichiamo i nostri gommoni come se fossero delle bettoline, poi dopo questo lungo lavoraccio che ci porta via ore (Enzo e Paolo sono maestri nello stivaggio, ma anche Saverio si dimostra puntiglioso, al contrario di me che carico il gommone alla "profugo albanese"), c'è la vestizione lunga, meticolosa, accurata. Quando si va per mare in Artico, non sapendo mai cosa può succedere e quanto può durare il tragitto, occorre tassativamente prepararsi con meticolosa cura.Due paia di calzettoni perché gli stivali della tuta della sopravvivenza sono freddi dopo qualche ora, mutandomi di lana di coniglio d'angora, così come la maglia intima, una camicia, un giubbotto di pile di ceramica, molto termico, una salopette e infine la tuta da sopravvivenza. Poi berretto di pelo, gli occhialini, i guanti, il binocolo personale al collo. Infine siamo pronti e saltiamo a bordo. Il mare è discreto e diamo tutta manetta ai nostri motori che ci consentono, nonostante tutto, di planare.