a cura di Roberto Baldi
primario U.O.medicina dello sport ASL 4-Prato

Arriva l'inverno e con questo una sorta di deresponsabilizzazione da fare attività motoria con l'alibi, per chi fa soprattutto attività all'aperto, che il tempo brutto non lo consente. Può subentrare paradossalmente una sorta di stanchezza da ipocinesia, da inattività appunto. Danno mille nomi a questa fase calante: debilitazione, astenia, asteno-depressione, dove il dato fisico si confonde spesso con quello psichico. Ci sono degli indicatori attendibili per distinguere le due entità nosologiche? Non è semplice, ma esistono pur sempre alcuni campanelli d'allarme tradizionali.

Stanchezza fisica
a) Alterazioni a livello ematico
b) Variazioni della funzionalità cardiaca e dell'apparato respiratorio con possibile allungamento dei tempi di recupero e alterazioni del ritmo; riduzione del livello di forza, velocità e resistenza.
c) Saggi chimici urinari non regolari.
d) Turbe del sonno.
e) Inappetenza e perdita di peso.
f) Sudorazioni accessionali

Stanchezza da cause pischiche
a) Diminuzione della percezione e della concentrazione
b) Labilità di memoria
c) Elevata eccitabilità ed isterismo; suscettibilità alle critiche; litigiosità con l'ambiente circostante.
d) Perdita d'interesse e di rendimento per le attività scolastiche, lavorative e sportive.
e) Modificazione dell'umore con tendenza depressiva.
f) Ansia, insicurezza, inibizione verso l'iniziativa.
g) Riduzione della capacità di concentrazione, di apprendimento e di correzione.

Per chi fa sport
a) Errori nel gesto sportivo, nella gestione tattica della gara con maggiore facilità di infortuni.
La prevenzione deve essere eziologica ovvero basata sulle caratteristiche psicologiche del soggetto e del suo stato di salute. Prima che si può, riprendere la propria attività sportiva che, strano a dirsi, ha in questi casi un valore defatigante.