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Storie impossibili
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Quello che
ogni pescatore, almeno
una volta ha sognato di fare...
di Massimo
Cerino
maxero@tin.it
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Agosto,
ore otto, costa Italia meridionale. Hannybal amava pescare, a modo
suo. Giunse nella baietta, parcheggiò sul belvedere, scese dalla macchina
ed affacciandosi dal muretto, guardò di sotto, verso il mare. Con
disappunto, vide una moltitudine di bagnanti, che deturpavano con
la loro presenza quel delizioso angolo di costa da cui pescare. La
maggior parte in acqua, alcuni intenti a tuffarsi da uno scoglio,
altri a prendere il sole. "Già..." pensò " d'estate spuntano dappertutto,
come le formiche..." Per giunta uno sciame di boette rosse segnalava
in acqua la presenza d'altrettanti sedicenti subacquei, intenti a
razzolare senza posa il sottoriva. Era arrivato fin lì per pescare,
ovviamente, e quel brulicare di gente chiassosa e sguazzante, avrebbe
fatto desistere chiunque, ma non lui. Aprì il portapacchi e con calma
tirò fuori la valigetta che custodiva la "Bigliettaia", insostituibile
compagna di tante pescate durante i mesi estivi. Aprì la custodia
e cominciò a montare, fischiettando, la carabina di precisione con
la quale, di lì a poco, avrebbe fatto il "biglietto" per l'inferno
a quegli infestatori di scogliere. S' avvicinò di nuovo al muretto
e puntandovi il gomito sinistro, imbracciò il fucile. Per scaldarsi
la mano, cominciò con un bersaglio grosso, una larga donna in un costume
a fiori, con una "paglia" calcata sulla testa. Qualche istante dopo
averla messa al centro del collimatore ottico montato sulla canna,
contrasse impercettibilmente l'indice sul grilletto. L'adiposa megera
finì in acqua con un tonfo. Quelli più vicini, non avendo udito lo
sparo, si avvicinarono alla matrona pensando ad un malore, ed Hannybal
poté sparare nel mucchio, a ripetizione, "sdraiandone" una mezza dozzina
prima che tutti i presenti, in preda al panico, capissero d'essere
sotto il tiro d'un cecchino e correndo e inciampando tra i massi,
fuggissero in preda al panico. Ritornato al bagagliaio dell'auto,
Hannybal vi depose la "Bigliettaia" ancora fumante, tirandone fuori
il condizionatore mentalico. Ritornò al muretto del belvedere ed appoggiando
il congegno sulla sua fronte, lo puntò meticolosamente su ognuna delle
sagome dei subacquei che riusciva a scorgere a pelo d'acqua. Si concentrò,
inucendo così in ognuno di loro la convinzione d'essere una nave traghetto,
in procinto di prendere il largo. Appena entrati nel raggio d'azione
dell'apparecchio, quegli esseri inutili, di gomma vestiti, s'irrigidirono
e puntando la testa verso il largo, cominciarono a pinneggiare a tutta
forza per non fare mai più ritorno. "Adiòs, muchachos, campo libero,
finalmente..." Tornato al veicolo, Hannybal si caricò poi di tutta
l'attrezzatura da pesca, ed inserito l'antifurto, anche questo di
sua invenzione, s'avviò verso la scogliera. Qualche minuto dopo, un
vigile urbano di passaggio s'avvicinò alla sua macchina, notando che
era parcheggiata in divieto di sosta. Sorridendo, estrasse il blocchetto
delle contravvenzioni e ne compilò meccanicamente una pagina con gli
identificativi del veicolo. Poi, avvicinatosi al parabrezza sollevò
un tergicristallo per infilarci il verbale, senza sapere che quello
sarebbe stato l'ultimo gesto della sua vita terrena. Una potentissima
scarica voltaica ridusse in cenere verbale e verbalizzante, mentre,
più giù, un led rosso s'accendeva nella montatura degli occhiali da
sole di Hannybal, informandolo dell'accaduto e facendolo sorridere,
mentre già era intento ad aprire la "bolognese".- "Ora vediamo un
po' che intenzioni hanno i pesci..." - pensò tra sé e sé, mentre lanciava
in acqua qualche palla della sua pastura allucinogena. Dopo qualche
minuto, la superficie ribolliva di pescetti "stralunati", che in preda
ad un insopprimibile desiderio di mangiare, non avendo altro a portata
di bocca, cominciavano ad azzannarsi tra loro. Non avendo avuto, dopo
che era trascorso già un quarto d'ora, alcuna abboccata degna di nota,
Hannybal prese dalla cassetta il bioperiscopio ed immersane un'estremità
nell'acqua, cominciò ad ispezionare il tratto di fondale che aveva
davanti. Così s'accorse che poco lontano stazionava un branco di saraghi
affetti da anoressia, che mai e poi mai avrebbero assaggiato neanche
la più appetitosa delle esche. "Ho io quello che fa per voi" pensò
Hannybal, estraendo il microcannoncino dalla cassetta. Quest'aggeggio
aveva portato ai limiti estremi le tecniche di pasturazione, e consisteva
in un congegno che, immerso nell'acqua, sparava micro supposte a guida
laser, dotate di testata chimica ad effetto voracizzante. Con lievi
schiocchi Hannybal udì partire le suppostine dal cannoncino che aveva
immerso nell'acqua davanti a sé. Ne seguì mentalmente il percorso,
immaginando con particolare gioia il momento preciso in cui le ogivette
si sarebbero conficcate nell'intimo buchetto dei saragoni, liberando
poi tutta la loro carica chimica che li avrebbe indotti ad avventarsi
come iene sulle sue esche. Non ebbe che d'attendere pochi secondi,
per vedere il galleggiante affondare deciso. La canna s'incurvò sotto
la trazione del più grosso e veloce dei saraghi, che, ricevuta la
microsupposta, s'era diretto fulmineo verso la sua esca e l'aveva
aggredita a fauci spalancate. Hannybal, pigiando il bottone rosso
sul manico della "bolognese", impartì al pesce una scarica paralizzante
che gli drizzò tutte le squame, facendolo venire a galla come un sughero.
Nel giro d'un quarto d'ora, aveva catturato l'intero branco, dodici
pesci quasi tutti sopra il chilo che ora s'agitavano nella nassa tra
gli scogli. Proprio mentre pensava che ormai s'era divertito abbastanza,
Hanny sentì una voce provenire dal cielo: " Mister Hannybal, la sua
ora è finita, vuole
fare un altro giro o stacco?". Era la voce del vecchio Stenton, il
proprietario della sala giochi. " Per oggi va bene così", rispose,
"Tirami fuori". Il mare e la scogliera scomparvero in un guizzo bluastro.
Uscì dalla cabina togliendosi il visore e, sbattendo un po' le palpebre,
si diresse verso la cassa. Sonya, la cassiera del "Virtual Dream",
era anch'essa virtuale, ma lui fece finta di non accorgersene. Sorridendole,
le disse che una sera o l'altra, dopo un'altra bella pescata, l'avrebbe
invitata... per cena. |
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