Testo e foto di Leonardo Innocenti


LA PESCA PROFESSIONALE E L'ALLEVAMENTO DEI PESCI NEL MONDO : RIFLESSIONI MACROECONOMICHE


Sono trascorsi meno di 20 anni da quando l'acquacoltura ha iniziato il suo decollo produttivo alla fine degli anni '70, e ci sembra utile rilevare gli elementi statistici a livello mondiale della conseguente produzione. Nel 1990, nel suo insieme, l'allevamento dei pesci (di acqua dolce e di acqua marina), ha fornito all'umanità 120 milioni di quintali di prodotto per un valore che si aggira attorno ai 40.000 miliardi di lire. Generalmente, in questi anni, il tasso medio di incremento del comparto acquacoltura, è stato ben superiore al PIL (Prodotto Interno Lordo dei Paesi più avanzati). Questo dimostra che il comparto ha avuto una forte fase di crescita iniziale, giustificata da una potenzialità del mercato che già si intravede nella sua globale vastità. In allevamento pertanto si produce annualmente, a livello mondiale, meno di 2 chili di pesce a testa. La produzione di pesce di allevamento è oltre un decimo rispetto alla produzione derivante dalla pesca professionista e pertanto il consumo totale di pesce a livello mondiale si traduce in oltre 15 kg. pro-capite. Gli scienziati hanno già determinato che il prelievo mondiale massimo, senza intaccare gli equilibri riproduttivi ovvero il "capitale" (cosa questa che causerebbe ripercussioni molto dolorose nei confronti del quadro ecologico e dell'equilibrio delle diverse specie nei loro habitat), si aggira intorno al miliardo di quintali/anno, e seppure di poco questo livello lo abbiamo già raggiunto proprio nel 1990. Una buona dieta alimentare vorrebbe un consumo di pesce non inferiore ai 30 kg. per anno a testa, e alcuni tra i Paesi più benestanti ci dimostrano come si possa arrivare a consumi ben superiori ai 40 chili pro-capite. Il raddoppio della produzione, necessario per coprire questo grande fabbisogno di pesce, dovrà pervenire globalmente dalle tecniche di allevamento. Tutto ciò sta a significare che le tecniche di allevamento intensivo del pesce dovranno accollarsi il peso della produzione di un secondo miliardo di quintali. Se si ipotizzasse poi un futuro con una popolazione mondiale che non si stabilizza intorno ai 6/7 miliardi di persone (ma la crescita - come prevedono i demografi - dovesse continuare), un miliardo di quintali di pesce, in aggiunta alla produzione odierna, li dovremmo comunque produrre solo per garantire il consumo attuale e non tornare indietro. Se invece volessimo raggiungere il traguardo dei trenta chili pro-capite in un mondo futuro popolato da 10/12 miliardi di persone, l'acquacoltura dovrà mettere a disposizione dell'umanità almeno tre miliardi di quintali di pesce. Traducendo gli elementi adesso forniti ai prezzi medi italiani e in lire, si arriverebbe a qualcosa come 1,5 - 2 milioni di miliardi all'anno di produzione lorda (prezzo all'allevamento), che tradotti in "occupazione attiva" significano 10.000.000 di posti di lavoro fra allevatori e indotto. Un pacchetto di unità lavorative senza dubbio molto interessante, che trasferito al solo livello italiano (e lo abbiamo già separatamente calcolato), si tradurrebbe in circa 300.000 posti di lavoro che sarebbero necessari solo per annullare il deficit della voce "pesce" - in crescita continua e costante - legata alle prospezioni del consumo futuro che non prevede aumento di popolazione. Un numero ben maggiore di posti lavoro si creerebbero nella sola Italia, se addirittura dovesse succedere che la popolazione complessiva italiana dovesse incrementare e se - come sarebbe anche giusto per un discorso territoriale - dovessimo divenire esportatori netti. Naturalmente i "posti lavoro" sono calcolati secondo tecnologie e redditi dei paesi più industrializzati mentre, se ipotizziamo le tecnologie più povere, nonché i redditi dei molti paesi ancora in via di sviluppo, il pacchetto di lavoratori, necessario a coprire questa produzione acquacolturale a livello mondiale, verrebbe senza dubbio maggiorato. Si consideri che in Equador su una popolazione di 8/9 milioni di abitanti, oltre mezzo milione si dedica già oggi all'allevamento estensivo di gamberi.