Un gioiello naturale

"Astrea rugosa"

Testo e foto di Leonardo Mastragostino 

 

 

 

Orafi e bigiotterie ne fanno orecchini, anelli e ciondoli. Si chiama "occhio di Santa Lucia" ed è la piccola porta di casa di un mollusco.

Con piacere affrontiamo un argomento le cui implicazioni permettono di abbracciare aspetti naturalistici ed ecologici, culturali ed educativi. Tutto questo è consentito dal soggetto del nostro articolo il quale ha da lungo tempo un rapporto sfavorevole col genere umano, casuale o intenzionale: si tratta di un animale marino, più esattamente di un mollusco, provvisto di conchiglia spiralata il cui nome scientifico è "Astrea rugosa".
L'animale secerne, oltre alla conchiglia che è la sua abitazione e la sua protezione, un opercolo calcareo ricoperto di uno strato corneo che utilizza come "porta di casa" quando si ritira completamente all'interno della conchiglia.
E' proprio l'opercolo che ha reso famoso e quindi molto ricercato il nostro soggetto: questa piccola formazione calcarea prende il nome di "occhio di S. Lucia", con il quale viene anche comunemente ma non esattamente indicata la specie "Astrea rugosa" nel suo complesso animale-conchiglia-opercolo.
L'occhio ha una colorazione intensa e molto bella che può variare dall'arancio, al rossiccio, al bruno; la forma è tondeggiante-ellittica, spiralata piatta e bianca nel lato unito all'animale, convessa e colorata quella esterna.
Da sempre l' occhio di Santa Lucia ha trovato impiego in gioielleria e bigiotteria nella realizzazione di deliziosi ciondoli, orecchini, anelli, ecc.. Fino a qualche decennio fa veniva pescato casualmente dai pescatori nelle cui reti rimaneva impigliato. L'avvento dei respiratori autonomi ad aria compressa, e comunque l'aumento dei subacquei anche apneisti, ha permesso a molti di scendere nel suo ambiente naturale e ne ha permesso così una più facile cattura, nonostante una buona mimetizzazione esterna (con alghe ed altri organismi) della conchiglia. In molte zone ove il mollusco era comune, è divenuto adesso assai raro e di piccole dimensioni.
Eppure esiste un modo, innocuo per la specie, di continuare a prelevare i pregiati opercoli soddisfacendo quindi il mercato e la vanità femminile ma lasciando del tutto intonsa la popolazione vivente dell'"Astrea rugosa" e permettendone quindi una rimoltiplicazione a livelli ottimali.
Questo metodo è seguito da chi scrive, ed ha permesso di raccogliere ogni estate decine o centinaia di "occhi" senza alcun danno per i molluschi. Si tratta semplicemente di comprendere che anche l'Astrea rugosa" è predata dai nemici naturali che si cibano del mollusco lasciando sul fondo la conchiglia e l'opercolo. Occorre quindi imparare a trovare, a vedere nelle zone giuste gli opercoli.
Ovviamente bisogna essere subacquei, però non occorre l'autorespiratore (anche se esso amplia le possibilità) ed è sufficiente saper fare l'apnea quanto basta a scendere di alcuni metri. Infatti, stando in superficie, con l'ausilio della maschera si riesce ad intravedere sulla sabbia e sulla ghiaia (in fondali misti di scoglio-sabbia-posidonia e, più a fondo, per chi scende con bombole, sul coralligeno) il colore chiaro degli "occhi", quando mostrano il lato interno; salvo la locale presenza di rocce e ghiaia chiare, o pezzetti di conchiglie frantumate, è generalmente sicuro che quanto si individua sia un opercolo.
Naturalmente, gran parte degli opercoli che si rinvengono, con questo metodo vengono rovinati dall'azione abrasiva del moto ondoso e della sabbia, proporzionalmente al tempo trascorso dal decesso dell'animale e funzionalmente alla profondità ed alla tipologia del fondo (effetti del moto ondoso). Normalmente il 20, 30 % degli "occhi" trovati risulta in buone condizioni, a testimoniare un recente distacco dallo sfortunato mollusco. Comunque molti opercoli, quando è deteriorata la parte colorata, vengono montati mostrando la spirale bianca, con un effetto ancora gradevole.

Leonardo Mastragostino