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Pianosa, inizia la
sfida
Il
terzo millennio ha portato sulla famosa isola, fino a poco tempo
fa sede di una colonia penale agricola e di un carcere di massima
sicurezza, una fresca ventata di novità positive.Tra queste la scelta
dell'insediamento dell'Ordine Monastico Benedettino, ben noto per
i valori spirituali e morali e per la sapiente e paziente conduzione
di arti e mestieri: situazioni che si confanno stupendamente a questa
delicata e particolare "terra in mezzo al mare".
Testo e foto di
Leonardo Mastragostino
La
speranza della spiritualità e delle attività compatibili con il
delicato ambiente, non esauriscono la loro funzione nel contesto
dell'Ordine Monastico o dell'isola stessa; infatti altre positive
esperienze hanno mostrato l'apertura al lavoro verso l'esterno,
ove la qualità delle attività, le tecniche innovative e sostenibili,
hanno fruttato il recupero di terreni abbandonati e la nascita di
aziende di agricoltura biologica e la conseguente commercializzazione
dei pregiati prodotti su scala nazionale. Una realtà imprenditoriale
nuova, ecocompatibile, che coinvolge i giovani e crea lavoro locale
all'esterno ma in contatto con la comunità monastica. Questa condizione
appare una novità preziosa per il futuro di Pianosa che non può
essere lasciata ai pericoli della voracità, o anche dell'incapacità
in buona fede, di tanta imprenditoria tradizionale.
Se l'isola fosse infatti lasciata al turismo consueto, quanto diverrebbe
simile alle affollate spiagge piene di ombrelloni ma vuote di cultura
e qualità ?
In questi giorni, che i mass media hanno mostrato nuovamente manifestarsi
in Adriatico del problema delle mucillaggini con tutte le conseguenze
sulla pesca, sulla balneazione e sull'economia in generale, oppure
con gli stessi media che poco prima avevano illustrato i litigi
e la rabbia degli imprenditori e degli amministratori circa i risultati
sulla balneabilità delle acque lungo le coste italiane (in molte
località ancora lontano da valori accettabili, oltre a tutto il
resto che è sulla costa in termini di cemento e di caos), o ancora
con la polemica circa le terribili edificazioni sul litorale barese,
Pianosa assurge così a simbolo di "oasi", fonte di vita
in un deserto esteso ed infuocato.
Gli indicatori (di alta qualità) biologici e non, garanzia per una
economia senza crisi, divengono quindi gli elementi per
comprendere come occorra progressivamente ampliare (estendere superficialmente
e "concettualmente") le oasi come Pianosa, ed aumentarne
il loro numero, affinché i loro benèfici effetti comincino ad irradiarsi
ed a far sentire i loro influssi positivi ove non esistono (e non
il contrario).
Per conservare eternamente questa "preziosa messe" di
fresche acque e valori intrinseci diversificati, occorre anche la
consapevolezza che non è possibile espletarvi quelle attività proprie
di tante altre località: è solo così che l'isola può regalare al
visitatore, eternamente, le sensazioni più belle ed un "concentrato"
di cultura nelle scienze più diverse.
I turisti che ora mettono i piedi nelle mucillaggini dell'Adriatico,
quanto vorrebbero essere in un posto come Pianosa anche se con le
indispensabili limitazioni dei regolamenti?
Ma i valori di Pianosa e del suo mare circostante non si esauriscono
nei confini meramente fisici dei pochi ettari che queste superfici
coinvolgono: la funzione della vasta piattaforma sommersa di bassa
profondità, che offre spazio fisico alle stupende comunità marine
che possono vivere e riprodursi nelle normali condizioni dei rapporti
interspecifici e intraspecifici (senza interferenze umane sulla
selezione naturale, ecc.), offre ed offrirà alle aree circostanti
dell'Arcipelago, per irradiazione delle risorse, un effettivo "ricostituente"
delle medesime (cui si affiancano e si affiancheranno altre aree
tutelate da regolamenti). Ecco quindi che attività economiche, professionali
o sportive, quali la pesca, potranno godere di inestimabili vantaggi.
Dalla preistoria
ad oggi
Ma, ancora, Pianosa non è solo questo: l'eccezionale e complessa
storia testimoniata localmente (dalla preistoria, alla protostoria,
alla storia) dai manufatti litici, dalle antichissime ceramiche,
dai contenuti delle numerose grotte naturali, dalle cavità artificiali
realizzate dagli uomini in età diverse e con funzioni diverse, dagli
edificati del periodo romano, dall'incredibile complesso catacombale
"per un'isola così piccola", dalle tracce dell'edificato
medievale e dall'edificato della storia recente, in parte nato per
volere di Napoleone Bonaparte, ecc., consegna alle attuali e future
generazioni un patrimonio inestimabile che ha concorso, ne è stata
parte integrante, anche a molti degli eventi svolti in un'area geografica
più estesa. Infatti la vicinanza di Pianosa alla Corsica, i ripetuti
collegamenti della nostra isola con il continente durante le glaciazioni
(con un livello marino di 100-130 metri più basso), la sua posizione
centrale nel Tirreno (strategica dal punto di vista commerciale
e bellico), la sua tipologia geologica e la sua morfologia pianeggiante,
hanno costituito una base comune per eventi naturali ed antropici
estremamente importanti.
Ma tornando agli ultimi avvenimenti, il progetto dei Monaci Benedettini
(sviluppo dell'agricoltura biologica, coinvolgimento formativo per
molti giovani dell'Arcipelago, ecc.) risulta inserito nell'importante
protocollo d'intesa firmato lo scorso 29 marzo a Roma, dal Ministero
delle Finanze, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Livorno,
dal Comune di Campo nell'Elba e dal Parco Nazionale dell'Arcipelago
Toscano. Nel documento vengono individuate anche altre linee per
lo sviluppo sostenibile dell'isola: es. un polo didattico-scientifico,
l'attività turistica compatibile e contingentata, la riutilizzazione
dei beni demaniali dell'ex struttura carceraria (con l'eliminazione,
si auspica, del superfluo e del brutto a cominciare dal muro di
cinta in cemento armato nato negli anni '70 funzionalmente al carcere
di massima sicurezza, come previsto del resto nel "Piano per
lo studio di prefattibilità del Museo delle Isole" commissionato
ed approvato a suo tempo dall'Ente Parco).
Dall'inestimabile Pianosa origina finalmente un messaggio importante
per l'Arcipelago e non solo: un messaggio culturale, naturalistico,
economico e sociale che costituirà, analogamente ad altri, un progetto
sostenibile da imitare e conservare.
Informazioni
turistiche per i visitatori
L'Isola
di Pianosa è parte integrante ed integrale del Parco Nazionale dell'Arcipelago
Toscano e non è possibile recarvisi liberamente;
il mare è protetto per una fascia di 1 miglio (1852 metri) dalla
costa ed è vietata la navigazione, l'ancoraggio, la pesca, ecc..
Dal
prossimo luglio, fino a settembre, saranno aperte le visite giornaliere
guidate: per le modalità di prenotazione rivolgersi all'Ente Parco,
dal lunedì al venerdì, al n. 0565.919411 oppure andare al sito www.islepark.it
, o ancora al sito www.elba2000.it
; le visite giornaliere saranno organizzate dall'Agenzia Napoleonelba
n. 0565.917888, fax 0565.918772.
Ogni martedì parte da Piombino, toccando Rio Marina e Porto Azzurro
(sia all'andata che al ritorno), un traghetto Toremar che effettua
appunto il collegamento settimanale per rifornimento
e movimento automezzi; è possibile l'imbarco anche ai turisti, tenendo
presente che a Pianosa però il traghetto sosta solo 1 ora e 30 e
la visita è contenuta al paese ed immediate vicinanze (es. ai resti
archeologici della "Villa di Agrippa"). Per questo tipo
di collegamento è obbligatoria la prenotazione (lasciando solo il
nome anche telefonicamente) presso l'Agenzia Arrighi di Porto Azzurro
(n. 0565.95000), la quale vi informerà anche sugli orari della Toremar
dalle diverse località.
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