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Il calamaro che non
sapeva amare
Con
quel suo corpo a forma di banana addirizzata sormontato da un ciuffetto
irregolare ma ben curato, se ne andava scorrazzando per i sette
mari alla ricerca della sua metà.
Il maturo calamaro (aveva da poco superato i tre anni), era orgoglioso
del ciuffo, l'idea meravigliosa che aveva in testa, che celava il
suo lungo braccio, pronto a scattare repentino verso la preda, per
poi attirarla a sé e possederla senza ritegno davanti a tutti.
Il cefalopode, notoriamente ha tutto in testa, compreso l'apparato
di riproduzione e, come dire, il chiodo fisso ce l'ha stampato in
fronte.
Malgrado un'incipiente miopia, amava uscire solo di notte e nel
buio più profondo, spalancava ritmicamente gli occhioni che fendevano
come due fari l'oscurità alla perenne ricerca di femmine o, per
meglio dire, della femmina della sua vita: "Cosa si mormora
in giro?" diceva rivolto alle mormore, gli sparidi più ciarlieri
dei sette mari, che sapevano tutto di tutti e che proprio con l'oscurità
si riunivano in branchetti più o meno folti sulla sabbia, luogo
ideale, come si sa, per scambiare quattro chiacchiere e sgranchirsi
le pinne, l'attività fisica preferita dai granchi.
Era tanta la voglia di sesso che non si peritava ad abbordare chicchessia
presentasse forma e movimento che stimolassero i suo sensi. Fra
gli amori più eclatanti degli ultimi anni c'era stato quello con
una sogliola, dalla cui unione era nato uno strano essere identificato
dal Biagi e quindi battezzato da lui stesso, Calamogliola martellii
in onore del primo uomo che l'aveva pescato: tale Francesco Martelli
da Piombino; si trattava in sintesi di un bizzarro essere dal corpo
schiacciato, recante un ciuffettino in testa che il noto pescatore
aveva staccato con un morso e quindi ingoiato in un battibaleno,
in quanto somigliante in maniera sbalorditiva a quello delle seppie
(di cui era avidamente ghiotto). Mangialo fresco... era il suo motto.
"Belli quei tempi!" pensò il calamaro mentre una lacrimuccia
si confondeva con l'acqua di mare e la memoria volava alla gioventù...
"... Dove vai tutto solo bel totanone?" Lo distrasse dai
suoi pensieri una grossa cernia dalle labbra gonfie di desiderio.
L'animale, noto ermafrodita proterogeno, stava iniziando la metamorfosi
che lo avrebbe trasformato in maschio e dopo una lunga appartenenza
all'altro sesso, mostrava ancora forte ambiguità caratteriale. Infatti,
subito dopo aver tentato l'abbordaggio, aveva chiesto, creando serio
imbarazzo al nostro amico, se egli fosse maschio o femmina. "Fatti
in là, culattone", lo apostrofò rosso in fronte il calamaro,
"Io sono per i rapporti etero, capito!". Quindi spruzzò
una nuvola di nero sul muso della cernia e riprese il suo cammino
errabondo.
...Yoooooo-Zuriiiiiiiiii... Yoooooo-Zuriiiiiiiiii... , Yoooooo-Zuriiiiiii,
veloce come un fulmine sfrecciò a pochi metri da lui, salendo svelto
verso la superficie uno strano essere bicolore, con due lunghe pinnette
da sparviero. A quella vista il suo istinto predatorio si risvegliò.
Lo strano animale compiva dei veri e propri balzi nell'acqua; si
fermava e quindi ripartiva come se tentasse di fuggire da qualcuno
o da qualcosa e poi... ci ripensasse. Quell'andirivieni gli fece
venire l'acquolina (salata) in bocca. Scattò anch'egli come una
saetta e si porto a tiro di grinfia dello strano e appetitoso pesce.
Strabuzzò al limite dell'inverosimile l'occhio sinistro, quello
meno miope, per osservare meglio la sua preda. L'unica cosa che
notò fu una sorta di gonnellina all'insù che le ornava, come ad
una ballerina, il posteriore. E' una femmina, pensò, e il braccio
si mosse in simultanea al pensiero, dolcemente, sfiorando il gonnellino
e tastandolo con le sue sensibilissime ventose, mentre con il resto
del ciuffetto i mille tentacoli cercavano qualcosa di morbido da
accarezzare.
"...Sei mia! Farfallina..."... Ehi, ma che forza che hai.
E la coprì in un battibaleno con tutto se stesso, facendo al contempo
veloce retromarcia. Tirava e tirava e l'esserino mostrava di cedere
qualche metro, ma poi, lentamente e senza strattoni, cominciava
a tirare a sua volta trascinandolo e inebriandolo per la grande
determinazione che mostrava.
"... Ma dove vuoi portarmi, fermati, lasciati accarezzare,
lasciati guidare da chi se ne intende..." e, via ripartiva
con una spinta più potente all'indietro e lei, allora, si concedeva
per qualche metro; ma quando credeva che ormai avrebbe desistito,
eccola che lentamente ripartiva riportandoselo dietro dimostrando
di possedere una forza mostruosa. "Beh, fai di me quello che
vuoi! ", pensò gongolante il calamaro convinto di partecipare
ad un gioco erotico dove le parti si erano invertite. "Che
temperamento però!..." e fu l'ultimo dei suoi pensieri in acqua...
Si ritrovò dopo un breve volo su uno strano luogo in un'altra dimensione.
La donzella ora lo tratteneva in cielo; si accorse che era ancora
avvinghiato al suo corpo ma quel che era peggio, non riusciva più
a staccarsi né a muoversi. Qualcosa, forse proprio la sua gonnellina,
lo tratteneva. Gli sembrava di pesare una tonnellata, arrossì e
sbiancò nell'arco di pochi secondi una decine di volte, trasformando
in colori quel turbinio di sensazioni che gli passavano per la testa.
Che femmina, che femmina... mi fa mancare il respiro... poi, la
possedette con passione, o così credette.
Da
una barca sul mare
"..Ma
come faranno questi bischeri a cascarci come polli, guarda questo
qui, grosso grosso e cacchio cacchio. Certo che queste imitazioni
sono formidabili. Chissà per cosa la scambiano questa specie di
mostriciattolo con la gonnellina all'insù... " Così facendo
il pescatore prese la strana imitazione di femmina di calamaro per
la testa e la alzò a mo' di leva, liberando le grinfie del tapino
dagli spilli. Un'ondina di ritorno però, fece dondolare in quel
preciso istante la barca, sbilanciando l'uomo che, in un goffo tentativo
di ritrovare l'equilibrio, mosse di scatto il braccio verso il mare,
facendo ricadere in acqua il nostro amico...
...Ormai tutto bianco e diafano in corpo, il calamaro completamente
ubriaco d'aria, tornò così al suo elemento naturale. Respirò e si
lasciò andare a fondo cullato lievemente dalla corrente. Un sorriso
ebete gli illuminava il volto, la testa gli girava vorticosamente
e i suoi pensieri erano rivolti esclusivamente a lei.
Lei, che lo aveva rapito, lei che lo aveva fatto volare, lei che
lo aveva ridotto in stato d'estasi. Si posò su una grande spianata
di posidonie in fiore. Il profumo pungente che gli arrivò agli organi
sensori, lo risvegliò velocemente facendolo tornare in se stesso.
I tentacoli gli facevano un po' male. Fece uno schizzetto d'inchiostro...
rabbrividì; ormai era quasi giorno, era ora di tornare in alto mare.
Ripercorse con dolcezza i momenti di quella sera, scosse le alette
e nuotò prima lentamente, poi con lunghi guizzi verso il blu, verso
il branco di amici che aveva lasciato all'imbrunire. Oh, quante
cose avrebbe avuto da raccontare!
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