Laboratorio per la Meteorologie e Modellistica Ambientale LaMMa: 

nuove tecnologie per la biosfera.

 

Testo e foto di Leonardo Mastragostino

 

Da oltre due anni opera in Toscana, a Campi Bisenzio vicino Firenze, un nuovo Laboratorio per la Meteorologia e Modellistica Ambientale (LaMMA). Sinergie tra istituzioni ed enti di ricerca hanno permesso il decollo di un progetto articolato di alto livello tecnologico e scientifico, con molteplici ricadute positive. Il LaMMA nasce ufficialmente nel 1997 su iniziativa del Consiglio Regionale Toscano, previo incarico conferito l'anno precedente all'FMA (Fondazione per la Meteorologia Applicata) di Firenze. Tale struttura scientifica costituisce anche un'infrastruttura preliminare sinergica al Centro di Ricezione ed Elaborazione Dati del Progetto Cosmo/SkyMed.
Le attivita` principali del LaMMa prevedono l'utilizzo di tecnologie innovative per il monitoraggio ambientale con l'impiego di personale altamente qualificato in discipline diverse. Vengono monitorati i fenomeni meteo, il territorio, l'ambiente marino. Convenzioni con altre istituzioni gia` attive (CNR-IATA, CeSIA, SMA, PIN, IROE-CNR, Off. Galileo, CPR di Pisa, IRSA del JRC di Ispra) permettono l'incontro con competenze esterne. Il telerilevamento, in forte evoluzione, fornisce informazioni ai settori applicativi del LaMMa stesso e quindi ai dipartimenti regionali che necessitano di dati aggiornati in settori diversi (cartografia, ambiente, agricoltura e foreste, agenzie per la protezione ambientale, ecc.); si prevede inoltre l'ulteriore diffusione dei dati per le universita`, protezione civile, industrie e qualsiasi altro utente che sia interessato a tali informazioni. Il telerilevamento attualmente utilizza i dati da satelliti meteorologici a bassa risoluzione (Meteosat, NOOA), da satelliti per l'osservazione della Terra (Landsat e Spot) e da sistemi aviotrasportati (VIRS) con sensori nell'ottico e infrarosso, da satelliti per l'osservazione della Terra con sensori a microonde (ERS 1-2).

UV: EFFETTI SUGLI ECOSISTEMI ACQUATICI

Con la fotosintesi gli organismi unicellulari del fitoplancton sintetizzano circa la meta` della sostanza organica annualmente prodotta dalla biosfera e, in qualita` di produttori primari, innescano la catena alimentare che sostiene tutti i livelli trofici successivi. Dato che la fotosintesi utilizza la radiazione solare per fissare carbonio e produrre ossigeno, l'ecologia di questi organismi planctonici li vede sensibili alle modifiche di detto regime irradiativo, in particolare nella banda UV-B.
Il fitoplancton galleggia negli strati superficiali delle acque esponendosi per necessita` alla radiazione: tali organismi, al contrario di altri, non posseggono tessuti epidermici protettivi in grado di limitare o impedire il passaggio degli UV nella cellula. Considerato che tali organismi riconoscono selettivamente alcune bande della radiazione visibile ed anche l'UV-A, le quali vengono usate per l'orientamento (dislocazione in senso verticale nella colonna d'acqua), pero` essi non percepiscono il dannoso UV-B e pertanto, non riconoscendo l'incremento anomalo di detta radiazione, non sarebbero in grado di sfuggirgli aumentando la profondita` di stazionamento, con gravi conseguenze sulla produttivita`.
I danni provocati dall'incremento UV-B sulle comunita` planctoniche sono gia` stati osservati negli oceani periantartici, ove sono ospitate tra le piu` grandi comunita` fitoplanctoniche: e` stata rilevata una riduzione del 25% dell'attivita` fotosintetica correlata con la dose di UV-B e pertanto la produttivita` dell'emisfero Sud risulta compromessa dal "buco dell'Ozono" (Commission of the European Communities 1993).

L'inibizione fotosintetica pertanto influira` sia sui successivi anelli della catena alimentare, con un decremento produttivo generale, sia con un aggravamento dell'effetto serra globale a causa della minor quantita` di anidride carbonica usata  (fissata) da tali organismi.
Considerato che l'effetto serra causa l'incremento generalizzato della temperatura, le modifiche ecologiche negli ecosistemi acquatici potranno ulteriormente incrementare nel senso di diffusione di certe specie a danno di altre (del resto gia` osservate anche in Mediterraneo).
Gli UV-B possono inoltre essere direttamente dannosi anche nei confronti di altri organismi marini che stazionano vicino alla superficie, particolarmente nel delicato stadio di sviluppo larvale per es. di alcuni molluschi e pesci.
Considerato che l'Ozono stratosferico e` ancora in decremento, si temono gravi alterazioni negli ecosistemi acquatici in termine di mutazione di composizione di specie, di mutazione di equilibri, di minore produttivita`, di spostamento di ecosistemi verso latitudini diverse dalle attuali.
In generale e` allarmante considerare che la prevalenza delle forme di vita sulla Terra si sono sviluppate sotto la protezione consistente della fascia di Ozono: gli incrementi di UV-B in particolare potrebbero indurre alterazioni profonde, direttamente o indirettamente, negli attuali equilibri della biosfera.

Leonardo Mastragostino

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