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Quando ci fermiamo nella caletta per un bagno di mare, oppure alla sera sostiamo in rada o ci ormeggiamo nel porticciolo, nel gettare l'ancora compiamo questa operazione con uno strumento dall'apparenza banale, che ha invece alle sue spalle migliaia d'anni di esperienze umane e tanta tecnologia.

Testo e foto di Luciano Pau

La nostra vita è piena d'oggetti che manipoliamo ogni momento a casa, nel lavoro e nello svago e pur usandoli non ci preoccupiamo affatto della loro essenza e della loro origine. Consideriamo ad esempio la nostra barca ed in particolare uno dei suoi accessori d'impiego continuo e di basilare importanza, senza il quale non ci metteremmo mai in navigazione: l'ancora. Quanti ne conoscono l'origine e le caratteristiche e quanti, cosa ben più importante, si sono preoccupati, al momento dell'acquisto della barca, di essere sicuri di avere a bordo il "ferro" giusto per le loro esigenze? Ben pochi, perché molto spesso non sapevano quasi nulla dei diversi tipi disponibili sul mercato e del loro possibile, particolare impiego, quindi si sono affidati all'altrui esperienza per poi magari pentirsene. Eppure sarebbe bastato un minimo d'informazione! Vediamo allora di fare quattro chiacchiere sull'argomento. Non vogliamo fantasticare, ma viene naturale pensare che un sasso assicurato ad una striscia di pelle sia stata la prima ancora dei nostri progenitori, che sapevano ben sfruttare tutto ciò che la natura aveva posto a loro disposizione. L'origine dell'ancora affonda le radici nella notte dei tempi quando l'uomo, resosi conto che il sasso finiva ad essere spostato dal movimento della barca sollecitata dal vento e dalle onde, pensò a qualcosa in grado di opporsi non solo con il peso a queste sollecitazioni, ma facendo anche presa sui fondali. Ed ecco nata la primitiva crocera di pesante legno che per secoli equipaggiò le navi antiche, ma solo con l'ancora romana composta di fusto, ceppo e braccia, il nostro strumento fece un vero balzo di qualità, tanto che, a parte alcune modifiche strutturali e l'impiego di materiali diversi, è praticamente giunto sino a noi nella caratteristica forma che ci è famigliare. Nel secolo scorso, con la costruzione di navi sempre più grandi e potenti, anche la realizzazione delle ancore si adeguò alle nuove esigenze, mentre nel contempo la migliore conoscenza delle caratteristiche fisico-meccaniche dei metalli ne affinava la tecnica di lavorazione. Classiche di detto periodo sono le ancore "Ammiragliato" e le "Hall". Ma la più recente evoluzione dei "ferri" è stata particolarmente rapida con la nascita ed il proliferare delle imbarcazioni da diporto che richiedevano ancore sempre più leggere, di minore ingombro, ma di grande sicurezza, selezionando questi arnesi per forme, pesi ed ingombri in funzione delle imbarcazioni e delle zone di mare frequentate dai diportisti. Realizzati in ferro acciaioso zincato, ed in alcuni casi particolari in acciaio inossidabile, oggi questi strumenti vengono offerti sul mercato a prezzi che variano in funzione del modello, del peso e del metallo. Ma nel corredare una barca dell'ancora più opportuna, dovranno essere tenuti in considerazione alcuni fattori di base che orienteranno nella sua scelta. Questi sono la forma che sarà quella più idonea ad immobilizzare il battello facendo buona presa sul fondale ove normalmente questo verrà ancorato, il peso e questo in relazione alle dimensioni della barca, infine l'ingombro che specie per i mezzi più piccoli potrebbe comportare problemi di stoccaggio. Il fattore metallo usato nella costruzione (acciaio inox anziché ferro) è relativo a specifiche ancore da impiegare su fondali sabbiosi o fangosi, oppure è per altre solo un fatto estetico e di pregio che però comporta costi elevati.