Testo e foto di Fabio Fontani

Dopo aver ricevuto il lauto compenso, l'autotrasportatore che ha condiviso con noi apprensioni sulla stabilità del carico ed espresso tutta la sua scetticità sulla riuscita del restauro, ci lascia dietro uno sbuffo di fumo nero, soli e pieni di dubbi. Superata l'euforia della scoperta, della contrattazione, ed infine del "possesso", facendo un giro intorno alla nostra preda sinuosa, cominciamo a scoprire ammaccature, crepe, rughe più o meno profonde e ramificate, che dagli angoli, non degli occhi, ma quelli sottoposti a forti tensioni di esercizio, si diramano a zampa di gallina. Premendo con il pollice sui rigonfiamenti, scopriamo che la struttura a sandwich non è più compatta è diventata "molle" e assomiglia a un serbatoio di acqua piovana, che attraverso una vite mancante o serrata male sulla falchetta, dopo aver percorso qualche metro di intercapedini e posti facilmente accessibili, è andata a danneggiare un pezzo della coperta dove solo "Tiremmolla" lo snodato personaggio dei fumetti anni 60, sarebbe stato in grado di lavorare.Comunque gli auto-costruttori, e tutti quelli che intraprendono il restauro di barche sono "tosti" e motivati, e posso garantire per esperienza personale, che il ricordo dello sconforto che ho provato scartando a mano la carena dell'EC 21 in un campo assolato in pieno agosto, è servita a darmi fiducia in altri momenti difficili e faticosi della vita quotidiana. Anche se la maggior parte dei lavori va eseguita a mano, ritengo indispensabile disporre di una presa d'acqua e di corrente specie nei primi tempi durante lo smantellamento da effettuare col "flessibile" e la conseguente pulizia con l'aspirapolvere. A parte la necessità di estirpare erbacce varie, ho trovato utile collocare l'invasatura sulla terra anziché su un pavimento solido perché sono riuscito a smontare timoni e bulbi scavandogli sotto una piccola buca piuttosto che sollevare la barca. Poi dobbiamo pensare a proteggere i nostri lavori sia dalla pioggia che dal sole diretto.Le vernici, le resine e le colle hanno i loro tempi che spesso non coincidono con quelli meteorologici. In casa o in ufficio non facciamo caso a quante volte nella tarda primavera e anche in estate le albe sono limpide e serene ed i pomeriggi turbati da brevi ed intensi temporali; per questo è molto importante allestire il cantiere dove trascorriamo la maggior parte del giorno, per poter coprire la barca alle prime gocce e riscoprirla appena torna il sole.Con un telo impermeabile con anelli metallici, l'albero della barca (normalmente è più lungo del 20% dello scafo), due tubi metallici infissi nel terreno ed assicurati a prua e poppa, si ottiene come si vede dalle foto un insieme abbastanza versatile e funzionale con sole e pioggia, ma se tira vento... o si scopre tutto o si chiude e si torna a casa in attesa di tempi migliori.

Attrezzatura base
Per effettuare lavori anche consistenti su imbarcazioni in VTR occorrono pochissimi attrezzi come si vede nella foto: un flessibile piccolo, è più maneggevole, ma dovrà essere professionale perché se avete tempo ed avambracci deve girare molte ore di seguito; un paio di guanti di robusta pelle limitano le vibrazioni, che fanno intorpidire i muscoli delle braccia oltre a proteggere le mani. Per tagliare si dovranno usare gli appositi dischi che sono molto più sottili di quelli per molare. Allo stesso utensile possiamo applicare un supporto per dischi di carta vetrata, che spesso adopereremo anche per molare il ferro oltre che scartare VTR e legno. La VTR una volta catalizzata, va lavorata con utensili per il ferro, ma talvolta si ottengono risultati migliori con scalpelli a legno ben affilati ed un mazzuolo di 700/800 grammi, cercando di delaminare il manufatto inserendo lo scalpello nel senso del MAT o della STUOIA e procedendo nel taglio a piccoli colpi. Il mat e la stuoia si acquistano in rotoli, si taglia l'occorrente con forbici affilate o trincetto. Una spazzola in ferro serve a preparare la superficie quando dobbiamo plastificare su vecchie plastificazioni; prima si scarta, poi si spazzola stando attenti a non lucidare la parte da trattare (la spazzolatura deve tirare fuori dalla resina piccole fibre di vetro per fare miglior presa con gli strati successivi che andremo a plastificare). Una o due caraffe in PVC di misura diversa (minimo 1 Kg) Un recipiente abbastanza capiente,a tenuta ermetica e con bocca larga (da passarci una mano) per riporre pennelli e rulli dopo l'uso, immersi in 5/6 cm di acetone . Una stagna per la resina (mi trovo benissimo con quelle dell'acqua distillata) ed un piccolo flacone per il catalizzatore. Dei pezzi di cartone serviranno per casi difficili.