
L'invasatura
a cura di Fabio
Fontani
Le
barca che noi scopriremo, spesso ha l'apparenza di un relitto, puntellata
con quattro pali, imprigionata da piante rampicanti e spessissimo
abitata da decine di vespe, che trovano in tutto quel tavolame scrostato
e puzzolente di sentina,
un riparo tranquillo per il nido. Liberata e disinfestata , l'imbarcazione
dovrà stare su un'invasatura . Quelle serie sono quasi tutte uguali:
un telaio tubolare rettangolare per base, quattro ritti agli angoli
rinforzati da due tiranti e leggermente convergenti verso il centro
dell'invasatura, dove poggerà lo scafo su delle piastre articolate
da snodi cardanici. Naturalmente mi riferisco ad invasature per
barche a vela in vetroresina, ferro o compensato marino. Per le
vecchie signore, con lo scafo
in fasciame,
spesso l'invasatura è in legno, con una "sella"
che corre longitudinalmente allo scafo. Sembrano piedistalli per
opere d'arte e forse lo sono.
"Adagio con Brio" la barca che sto ristrutturando attualmente,
è una scialuppa
di salvataggio e non un'opera d'arte, quindi non poteva pretendere
niente di più che una invasatura in muratura, fatta con bei cantoni
di tufo (siamo a Velletri) e due mestolate di cemento.
Quando
abbiamo sollevato lo scafo con la gru per caricarlo sul camion ho
avuto paura che fosse rimasto "murato" al basamento monumentale,
invece si è staccato benissimo, e vista l'ampia area di appoggio,
non c'erano tracce di avvallamenti sulle fiancate.
Per il trasporto, la barca poggiava su un invasatura a perdere,
costituita da due tavole di abete da carpenteria di cm. 25 X 2,5
X 240 corrispondenti alla larghezza del pianale.
Su queste avevo incollato ed avvitato con delle barre filettate
passanti di 8mm degli scarti di lavorazione di travi reperibili
facilmente nelle segherie.
Quando sono andato a vedere la barca per la prima volta, con un
cartone, un pennarello, ed un paio di forbici avevo rilevato la
sagoma dei basamenti in muratura, e la distanza dal centro della
chiglia; riportando il tutto sulla struttura in legno sopra descritta,
ho tracciato la sagoma dei basamenti (e quindi dello scafo) sui
blocchi di legno. Con un mazzuolo ed uno scalpello ho asportato
facilmente il materiale in eccedenza tagliando il legno nel senso
della vena.
Questa struttura doveva solamente sostenere la barca orizzontale,
infatti tutto il peso poggiava sulla chiglia e sulle tavole del
basamento. Essendo il carico addossato alla cabina e qui assicurato
con una cima
da "poppa a prua" non aveva la possibilità di muoversi.
Giunta tranquillamente a destinazione, la scialuppa è stata posizionata
su una invasatura definitiva costruita con tubi e piedini, normalmente
impiegati per ponteggi ed impalcature .
Questa volta l'invasatura doveva essere leggera e maneggevole per
riporla quando la barca è in acqua, stabile per poter trasportare
la barca sui vari autocarri che vanno o vengono "a vuoto"
da una parte all'altra dell'Europa, ed infine funzionale e sicura
per quando si effettuano i restauri, sopra e sotto la barca.
Con 130.000 lire di spesa ho acquistato e saldato tra loro quattro
tubi in verticale lunghi 40 centimetri con altri quattro rispettivamente
di cm.300 e cm.150; la parte inferiore poggia a terra su piedini
fissi, ma volendo si possono sostituire con quelli a vite per sollevare
il tutto. Nella parte superiore sono inseriti i piedi con vite modificati
come si vede nella foto.
Questa elaborazione permette alle piastre di ruotare in un solo
verso ma in realtà quando queste vanno in appoggio sotto la barca
vi si adattano perfettamente.
Considerando che con questa invasatura la "mia" barca
dovrà percorrere molte autostrade, ho rinforzato la parte alta dei
ritti con dei tiranti.
Per la barca precedente, un mitico ec
21, con mt. 1,20 di bulbo, avevo fatto sempre un'invasatura
in tubi "Innocenti", ma collegata con specifici morsetti.
Queste strutture hanno il vantaggio di essere smontate quando non
servono, si possono trasportare anche sul tetto di un'autovettura
e possono essere modificate in caso di bisogno; per esempio quando
applichiamo sottofondi o antivegetative sull'opera
viva si aggiunge un puntello con due morsetti ed un piedino
modificato, vicino a quello da abbassare, si avvita il registro
fino a che la piastra non tocca la carena, e si abbassa l'altro.
Scartiamo, verniciamo, e quando i tutto è secco eseguiamo il processo
inverso. Una invasatura che permette di sollevare la barca di qualche
decimetro è utile anche quando dobbiamo smontare il bulbo per controlli
o riparazioni. Tutto questo va bene da noi, ma in Atlantico è tutta
un'altra cosa... come si vede nella foto a destra.
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Le definizioni delle parole sottolineate che abbiamo incontrato
nel testo, sono tratte dal "dizionario Marinaro" compilato
dal contrammiraglio Luigi Castagna nel 1953 per la Lega Navale Italiana.
Se volete
scambiare esperienze, approfondire un argomento, o suggerire qualcosa,
scrivete a:
f.fontani@pescaenautica.it
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