Barca
mia… barca mia
a cura di Fabio
Fontani
Introduzione
Sono
un appassionato di barche e, comunque, di qualsiasi cosa galleggi
e mi aiuti -proprio in virtù di questo fattore- a salirci sopra
e… ad allontanarmi dalla terra ferma. Ormai cinquantenne, col passare
degli anni ho spaziato dall'amore per la ricerca dei siti preistorici,
archeologici, medioevali, alle prime macchine volanti (tecnica di
costruzione e conduzione), fino ad arrivare ad un amore nuovo, che
piano piano si è insinuato -novello tarlo- in me, fino a riempire
tutto il mio essere: le barche da pesca e da lavoro fine ottocento
primi novecento. Ritengo che questa tipologia di imbarcazioni, dalla
più grande alla più piccola, esprima tutta la cultura del luogo
d'origine, vale a dire dove navigava e quindi dove era stata progettata
e costruita, con le forme dettate sì dall'uso e dal mare che doveva
vincere, ma anche dai mezzi e dal tipo di legname che i mastri d'ascia
di allora avevano a disposizione. Un'altra importante considerazione
che dovranno fare coloro che si appassioneranno come il sottoscritto
al restauro delle barche, sarà quella di poter guardare la (nostra)
barca semplicemente come un oggetto che non deve necessariamente
essere "sommerso" da ferramenta ad alta tecnologia: acciaio
inox, carbonio ecc; ma in alcuni (molti) casi, capirà che vanno
bene anche il ferro verniciato, la vetro-resina industriale, l'abete,
i compensati da imballaggio, senza niente togliere ai loro parenti
nobili.
Quanto detto ha lo scopo di incoraggiare quanti, vedendo un bello
scafo abbandonato ai margini dei porti, sulle spiagge o in campagna
(lì si compra bene), abbiano provato la voglia di metterci le mani
sopra per farlo ritornare a vivere.
Personalmente ho già restaurato in maniera più o meno consistente
tre imbarcazioni e mi sono allestito quattro camper, dal primo taglio
sulla carrozzeria al collaudo finale; tornando alle barche, anche
se non navigano, determinate misure, allestimenti, e soluzioni ottimali
sono le solite; quindi eccomi qui a dare una mano, anche psicologica,
a chi voglia cimentarsi nel "Barca fai da te" che poi
è il nome della rubrica che mi appresto a condurre.
Innanzi tutto appena avete individuato il vostro "oggetto del
desidero", tornate subito con i piedi per terra, lasciate perdere
spiagge esotiche e mari tropicali con quel che ne consegue. Partite
da alcune fondamentali considerazioni: dove vi trovate? (trasporto
dal luogo del ritrovamento al posto del restauro; poi da qui allo
specchio d'acqua che collauderà le vostre fatiche fisiche, morali
ed economiche); quanto peserà e quanto sarà grande? (è abbastanza
facile trovare un autocarro con gru, che possa caricarsi sul pianale
imbarcazioni di poche tonnellate, ma non devono essere più larghe
di m. 2,50). Se pensate di risolvere questi due problemi abbastanza
agevolmente, fate mente locale dove scaricherete la barca, all'aperto
o in un capannone, e qui dovete considerare se il mezzo con la vostra
barca oltre a passare attraverso portoni o cancelli debba vedersela
anche con linee aeree, tettoie, curve strane e chi più ne ha più
ne metta.Al momento del carico la barca dovrà essere imbracata con
delle cinghie abbastanza lunghe perché durante il sollevamento non
"strizzino" eccessivamente lo scafo che potrebbe subire
danni gravi. Con cinghie lunghe un paio di metri oltre la coperta
dello scafo, un metro fra verricello e braccio della gru, un metro
di scafo se non ha il bulbo, il pianale dell'autocarro, (normalmente
m.1.20), un minimo di invasatura per il trasporto ed ecco che arriviamo
a cinque metri. In spiaggia o in porto va bene… ma in giardino?
Se è OK, avanti tutta!
Purtroppo la mia barca, (l'ultima della serie), sonnecchia, come
vedrete nel prossimo numero, vicino ad un fico, insieme a tre gatti
e quando piove… sono problemi. Adesso ha bisogno di me, quindi,
la prossima volta che ci incontriamo vi descriverò l'invasatura
dell"adagio con brio" ed inizieremo a lavorare sul serio.
Nel frattempo, se avete considerazioni da fare o qualcosa da chiedere,
sono a vostra disposizione all'indirizzo sotto riportato.
f.fontani@pescaenautica.it
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