In questi torrenti feci il primo apprendistato,talvolta con coetanei,ma il più delle volte da solo, sia perchè la casa dove abitavo era isolata ed i pochi amici, figli di mezzadri, erano impegnati,dopo la scuola, nel lavoro dei campi,sia perchè pescare nel torrente, è una esperienza non facilmente condivisibile: è sufficiente un po' di competizione, qualche movimento maldestro che il pesce si spaventa e il risultato assolutamente negativo. Vecchi pescatori mi insegnarono sul campo come si lega un amo,come si esegue una piombatura e cosa ancora più difficile come si osserva l’acqua e le abitudini dei singoli pesci. Più grande scambiai trote con le prime carezze di una ragazzina che abitava sul fiume. Quando mi vedeva passare si appostava vicino ad una cascatella aspettando il mio ritorno. Poi avuta la bicicletta, pescai sempre più lontano,nel fiume grande di fondovalle e vi andai d’estate e d’inverno ,con il sole e con la pioggia, di giorno e di notte, con tutte le esche vive e naturali. In quel periodo, e lo considero tutt’oggi un privilegio ,ebbi anche un maestro che mi iniziò all’arte e insieme alle tecniche imparai da lui il senso della misura, il rispetto ed ammirazione per l’ambiente vivo e gli animali che lo popolano.
Di lui,scomparso prematuramente ,mi piace ricordare questo aneddoto che segna un po' la fine della fase stanziale e l’inizio dei molti pellegrinaggi per l’Europa e per il mondo.