“Si
alzò in piedi e prese su la canna, e quella bellissima canna,avvolta
nel filo di seta scintillò come l’aria tutt’intorno. “Non
lascerò mai il Montana “ disse. “ Andiamo a pescare”.
Norman Maclean
“In mezzo scorre il fiume”
Adelphi
Nacqui
di luglio alle prime luci del giorno,nel segno zodiacale
del cancro,costellazione dominato dall’acqua e dalla luna.Come
tutti i ragazzi imparai ad esplorare il mondo partendo dal
terreno
adiacente
alla casa in cui abitavo, e dato che questa si trovava alle
pendici ell’Appennino, non mi fu difficile imbattermi assai
presto in due o tre torrenti. Fino a dieci anni i pesci
li avevo visti prendere in tutti i modi fuorchè con la lenza
e un amo. I contadini disseccavano piccoli tratti di fiume
deviando l’acqua nel periodo della battitura del grano,quando
un gran numero di giovani si ritrovavano insieme per questa
importante scadenza stagionale.
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L’operazione
aveva il duplice scopo di procurare, a costo zero, un po'
di proteine insieme al sapore particolare della bravata
trasgressiva a basso rischio. In altre stagioni,sempre di
magra, il pesce veniva più o meno regolarmente avvelenato.
Non erano ancora diffusi nelle campagne i prodotti di sintesi
e si ricorreva allora, nel primo autunno ai marli di noce
pestati, mentre nella tarda primavera,inizio estate si usava
la calce viva allorchè si procedeva all’ imbiacatura delle
cucine affumicate dai grandi camini delle case coloniche
toscane pittoreschi si, ma assolutamente non idonei all’aspirazione.
Altro sistema di cattura era quello che consisteva nel battere
forte con una mazza sui sassi in modo tale che i pesci,
lì sotto rifugiati, rimanessero storditi e potevano così,
rimosso l’ostacolo, essere presi con le mani.
La pesca per avvelenamento o disseccamento del piccolo corso
d’acqua era comunque un evento rituale stagionale a cui
solo pochi corsi d’acqua, fuori mano, si sottraevano.
Noi ragazzi avevamo due ruoli: o quello gregario di aiutanti
degli adulti,oppure autonomamente si scorrazzava a piedi
scalzi per il torrente con acuminate forchette micidiali
per fiocinare piccoli ciprinidi, come lasche e ghiozzi che
riempivano le lunghe filze di legno di vinco,una pianta
dai rami lunghi e flessibili che i contadini utilizzavano
per costruire cesti e panieri.