Itinerari esteri: New York

 


Parlare di New York oggi, con l’obbiettivo di andarci a pescare, può sembrare una battuta di cattivo gusto, o uno stupido “far finta di niente”. Né l’uno né l’altro, semplicemente un testimoniare che fra le tante opportunità che la Grande Mela ha offerto fino ad ora a chi vi approdava, c’era anche la pesca a mosca.

Testo e foto di Alvaro Masseini

Proprio così: fra le cose che si potevano (possono, si potranno?) fare a N.Y.C, pochi sanno che vi si potesse anche pescare a mosca! Per la verità non proprio a Manhattan, ma lì vicino, a Long Island, un’ora di macchina dalla City.
Qui vi è un bel parco, attraversato da alcune risorgive che danno vita anche ad un laghetto naturale dalle acque fredde e trasparenti.
Le acque intorno ai 10 gradi centigradi, affiorano in mezzo a boschi e prati e si convogliano in alvei larghi quattro-cinque metri e dopo pochi chilometri sboccano in mare.
Così i salmonidi sono presenti fino a poche centinaia di metri dal mare, fino a dove le acque non risentono della salsedine delle maree. La zona è un parco naturale che prende il nome dal fiume: il Connetquot.

A DUE PASSI DALLA METROPOLI
Il nome è indiano della tribù degli indiani Manhattan che nel 1624 vendettero per pochi ninnoli in vetro, ceramiche e metallo del valore stimato di 24 dollari, l’intera isola agli olandesi.
Da allora in poi quello è stato considerato l’affare più lucroso della storia e non c’è dubbio che gli olandesi, come tutti i mercanti, ci sapessero fare! Il corso d’acqua di risorgiva come molte ce ne sono in Friuli, ha una sua hatchery, in cui si allevano trote che poi adulte vengono immesse nel fiume.
Vi si può pescare tutto l’anno, (le foto di questo servizio risalgono al Natale di alcuni anni fa) con un ticket di nove dollari e il possesso della licenza statale.