a cura di Massimiliano Perletti
- foto di A. Masseini

Luciano è stato la guida e il tour operator di pesca di grande esperienza che ha aperto a Cuba quasi tutti i campi oggi esistenti a partire da quelli ai black bass nelle acque interne. Da quest’anno ha accettato l’invito della Mongol Fishing per organizzare il campo base e gli itinerari di pesca lungo il Chulut ed il Summingol.

D) Luciano, allora, cosa mi dici dopo 10 settimane trascorse in Mongolia, sulle rive del Chulut pescando e facendo pescare?
R) Dico che è stata dura ed affascinante al tempo stesso e che, cominciando il freddo, è giunto il tempo di “migrare".
Pescare in Mongolia mi ha ricordato il nostro grande nord europeo negli anni 70, al tempo dei miei primi viaggi alieutici. Facendo pescare ho provato la soddisfazione di aver indovinato la zona migliore, a giudicare dai commenti e dai racconti degli appassionati che ho accompagnato.

D) A Cuba hai trascorso quasi 18 anni della tua vita. In Mongolia due mesi. Vi sono analogie tra questa due esperienze di vita e di pesca?
R) Arrivato a Cuba ho subito capito la grande potenzialità per la pesca sportiva, lo stesso posso dire per la Mongolia; peccato non possa dedicarle gli stessi anni.


Una "classica" foto ricordo dei partecipanti alla spedizione in Mongolia. Il Penultimo a destra in piedi è Luciano Maragni.

D) Raccontami cosa hai imparato del taimen: abitudini, tecniche di cattura, artificiali consigliati…
R) Ho osservato i taimen per due mesi soltanto, e solo nel periodo estivo, pertanto non posso dire molto. Mi sono comunque fatto una mia idea: del salmone non hanno niente. Direi che si avvicinano più alle grandi marmorate dei nostri fiumi. Abitudini e voracità corrispondono. Dove non si assomigliano è nell'attacco in superficie alle esche artificiali.
Questo però lo spiego con il breve periodo che hanno a disposizione per abbuffarsi prima che ritorni il gelo.
La loro grande aggressività è comune per tutti i pesci di questi fiumi.
Ho preso col topo persino temolotti! Per quanto riguarda le tecniche di pesca, direi che quella che certamente ha dato i migliori risultati consiste nell’ utilizzare imitazioni di topolini e farle lavorare come i naturali che attraversano il fiume nelle zone a corrente lenta. La grossa cavalletta, 5/8 cm, che abbonda sulle rive dei corsi d’acqua mongoli è un'ottima esca; così come la stone fly, 4/5 cm, che schiude in luglio e agosto. Il mongolo, Dariaa, che mi ha accompagnato lungo le ripide scarpinate per cercare i sentieri di accesso al fiume che poi voi avete percorso, mi vedeva testare le pool; un giorno mi si avvicina con in mano una di queste enormi cavallette e mi dice : “mongol/taimen”, facendo segno alla cavalletta infilzata su un grosso amo.
Ho fatto allora delle imitazioni che hanno funzionato in modo eccezionale ! Usando queste mosche abbiamo catturato diversi taimen non solo nei tratti lenti e profondi del fiume ma anche in zone più di corrente ed acqua bassa.