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I
creativi della pesca a mosca

Quando
è da dire, bisogna dirlo! Giorgio Dallari è un artista. Le
sue abilità artigianali nella lavorazione del legno vanno
ben oltre la bravura ed entrano a giusto titolo nell’empireo
dell’arte e dell’inventiva. Noi pescatori gli siamo particolarmente
grati perché da una quindicina d’anni ha messo queste
abilità al servizio della pesca a mosca costruendo i mulinelli
più belli al mondo; seguitemi e vedrete con i vostri occhi
che non esagero.
Testo
e foto di Alvaro
Masseini
Senza
nulla togliere ai Billy Pite o ai Bogdam -oggettini che vanno
dai settecento ai milleottocento dollari- che tuttavia rimangono
delle cose “fredde”, inanimate di acciaio e alluminio tornite
in serie per un acquirente anonimo, i gioielli di Dallari
(oltre a costare la metà o un terzo dei sopra citati e- permettetemi-
non è un elemento del tutto trascurabile!) sono di legno diligentemente
scelto, pazientemente stagionato, professionalmente lavorato
con competenza ed amore.
Basterebbe la confezione di cuoio finemente cucito a mano
e sovrainciso con l’icona di Pinocchio il cui naso diventa
la canna di un pescatore a mosca, a far capire cosa può celarsi
dentro. Quel legno radica o amboina a seconda delle dimensioni
del mulinello, è caldo, è la materializzazione della luce
del sole, di un processo naturale di fotosintesi che prende
le forme da voi desiderate, finché un pantografo, a lavoro
terminato, imprimerà le vostre iniziali. Essendo di legno
e lavorato a mano non ce n’è uno che sia il clone dell’altro.
La robustezza di questi oggetti compete con le varie leghe
di alluminio, così come non temono abrasioni o salsedine.
Se lo desiderate vi sono anche gli antireverse per grandi
pesci che fanno
impazzire le frizioni e mettono a rischio, nei mulinelli a
bobina fissa, le dita del pescatore.
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La
frizione poi è la parte tecnologica più inventiva: il
rocchetto non è rumoroso e l’alluminio attraverso una
sua anodizzazione diventa duro come l’acciaio e il meccanismo
semplice quanto efficace dura nel tempo.
Prima
dei mulinelli Dallari, fumatore di pipa, ne costruiva
di bellissime, di tutti i tipi: dritte o curve, lisce
o intarsiate e perfino con piccoli bassorilievi e per
far intuire che il fumatore era anche pescatore le pipe
portano incastonato un piccolo salmone in oro.
Poi Giorgio, oltrepassata la sessantina, ha deciso il
passo grosso....si è ritirato con un border collie,
sull’alto Appennino modenese e, a mille metri d’altezza,
si è costruito una casa di pietra e legno. Un capolavoro.
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Qui,
ogni tanto, vado a trovarlo e questa volta ne approfitto per
presentarlo ad un pubblico più giovane che ha dimestichezza
con il telematico, ma che forse ancora non è del tutto fornito
di gusto estetico: una qualità di cui la pesca a mosca difficilmente
può fare a meno. Giorgio non è un uomo schivo, ma non ama
mettersi in mostra, così coltiva le sue amicizie, cura i suoi
animali da cortile, lavora nel suo laboratorio, fuma la pipa
osservando le vette appenniniche per molti mesi ricoperte
di neve.Alla sera poi per mezzo del suo computerino dialoga
con i suoi amici pescatori e non sparsi per il mondo. Ama
ancora andare a pescare e da casa si allontana solo due o
tre volte all’anno per raggiungere quei luoghi...che valga
veramente la pena! Qualcuno degli amici più cari lo chiama
“Geppetto”, un appellativo simpatico per dirgli che sì, anche
lui, in fondo ha costruito con il legno un capolavoro!
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