I creativi della pesca a mosca




Non sta a me a giudicare le "virtù superiori" delle code di seta, sarà Zandri a convincervi; tuttavia, ciò che pare straordinario è che ancora ci sia qualcuno nel nostro paese che a mano, artigianalmente, le costruisca secondo le preferenze e le inclinazioni del richiedente.

Testo e foto di Alvaro Masseini

Se poi a tutto questo aggiungiamo che il costo finale è, più o meno, la metà di quello che costano le code di seta al negozio, la cosa si commenta da sola. La persona rara che si cimenta in queste imprese si chiama Terenzio Zandri, vive a Roma dove lavora come ferroviere della metropolitana, ed è inutile dire che è un appassionato della pesca a mosca, iniziato all'arte da un guru della disciplina, sconosciuto forse ai più giovani, ma bene in memoria a chi ha imparato a pescare fra gli anni Sessanta e i Novanta: Stanislao Kuckiewicz. Per lanciare bene una coda di seta, occorre anche una canna dedicata, e ciò vale anche per il finale. Così Zandri sull'insegnamento di Stany, di cui si sente l'erede spirituale, costruisce non solo code di topo, ma anche canne modificate e finali specifici di sua invenzione. A Zandri ho rivolto alcune domande che potranno chiarire, almeno in parte, le nostre legittime curiosità. Se alla fine dell'intervista rimarranno dei dubbi, o vorrete addirittura provare le sue realizzazioni, potrete voi stessi chiederglielo di persona.