STORIE IMPOSSIBILI






Lo scirocco si levò quasi improvvisamente, preannunciato dalle increspature sul mare liscio come l’olio fino a pochi istanti prima. Dall’orizzonte, dietro i lontani palazzoni sulla costa, nuvoloni bianchi come panna apparvero simili a fantasmi, lanciandosi in un balletto e facendo a gara a chi si levava prima dal basso verso l’alto.

Testo di Donato Attolico - foto arch. Pesca e Nautica e autori vari

ntonio, sempre sensibile ai segnali del mare, si era accorto del cambiamento, delle increspature, del refolo che ad ogni raffica rinforzava un po’ di più e sapeva per esperienza che doveva sbrigarsi; con lo scirocco non si scherzava mai; spingeva verso il largo, spirando da terra, ed il rientro era sempre “bagnato”, quando a soffiare era lui. Con sollecitudine, ma senza frenesia, avviò il motore entrobordo, che docile obbedì, e si recò a prua per disancorarsi. Tutti gli oggetti da pesca erano al loro posto, secondo un rituale ormai consolidato in tante uscite. Le onde si erano fatte più decise e già apparivano le prime creste, quelle che nella cerchia degli amici di pesca si chiamavano “pecorelle”; apparivano e sparivano nel blu proprio come tante pecore al pascolo, in movimento lento.

LE ONDE ERANO AUMENTATE E GIA' APPARIVANO LE CRESTE


L’ancora non veniva via e né si spezzava il cordino di emergenza dell’occhiello della catena per consentire il salpaggio dell’arnese agendo dal basso dello stesso; Antonio tornò al motore, innestò la marcia avanti e si portò a monte del punto in cui la cima spariva nel blu del mare. Il vento era sempre più teso, sempre a raffiche; un istante prima di mettere in folle, Antonio si accorse che qualcosa di nuovo era accaduto ed una rapida occhiata dallo specchio di poppa gli fece intravedere il vistoso candore di un sacchetto di plastica avvolto all’albero dell’elica e tutto intorno alla stessa. Imprecando debolmente, mentre la corrente spingeva nuovamente la barca nel suo punto iniziale di ancoraggio, ben salda alla cima, Antonio prese l’affilato coltello e disattendendo la procedura che gli aveva sempre fatto spegnere il motore prima di ogni tentativo di “pulizia” dell’elica, cominciò, con troppa frenesia, a tagliare, anzi a sbrindellare la plastica; stava agendo proprio nel punto più basso, quasi sotto la chiglia, fino alla cintola sporto sull’acqua, con la giacca abbondantemente nel blu, quando un’onda più alta delle altre sollevò prepotentemente la prua, Antonio fu proiettato a capofitto fuori bordo e nel cadere urtò con il piede la leva per la marcia avanti; fu un attimo: l’elica prese a girare proprio sul suo polso, la lama del coltello schizzò di lato conficcandosi nel legno del timone ed Antonio si trovò in acqua con il polso frantumato, una copiosa emorragia in atto e la barca che beccheggiava paurosamente, ancora di più senza il suo peso a bordo.

 


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