STORIE IMPOSSIBILI

 




Ma come si fa a sedersi sul cimino delicatissimo della mia fedelissima tre metri da barca? Eppure è accaduto!

Testo di Donato Attolico - foto arch. Pesca e Nautica
e autori vari

l fatto è particolarmente spiacevole in quanto la canna in argomento, a due innesti, rigorosamente in fibra di vetro, è di produzione artigianale, di valore venale bassissimo, rispetto alle ultraleggere di oggigiorno, ma conosco la sua capacità di trasmettere vibrazioni come me stesso, ed ormai, dopo almeno venti anni di uso, dopo averne comprate tante alle innumerevoli occasioni di shopping alieutico (inseguendo i mitici affari di volta in volta proposti ed accettati dai vari negozianti), non riesco a rinunciarci; solo nelle occasioni dell’esigenza di una seconda o terza canna, nella pesca di attesa dalla barca, affido anche ad altre canne la corresponsabilità dei tentativi di cattura. Dunque, mi son seduto sul cimino ed ho sentito, inevitabile, una sinistra, rumorosa incrinatura; più subdola di una rottura completa, perché pur non essendo evidente nulla di rotto, non si sa quanto è profondo il danno e quando, perciò, avverrà la rottura completa; potrebbe accadere, proprio nel momento in cui sarà stato agganciato il famoso grosso pesce che si è atteso per tanto tempo, con le inevitabili, tristi conseguenze.

NEL PORTO DI BARI TUTUCCIO E CESTADORO
ERANO ALLA BANCHINA, MAI VICINI MAI TROPPO LONTANI

Mi sono messo, quindi, a cercare il numero di telefono del famoso artigiano autore della canna; un caro, vecchio amico di mio padre, diventato poi anche amico mio, allorché l’età mi ha fatto diventare non più soltanto “il figlio di... “ ma “io” persona. Non ho faticato molto a trovarlo, perché con il nome con cui era conosciuto, alla lettera C della mia agenda non può esserci confusione; ecco, “Cesta d’oro”, al secolo, Nicola. Ho composto come sempre il suo numero anche se sono ormai tre anni che non lo sento; esattamente da quando mi ha preparato una corta canna da traina costiera, bella quanto “tosta”, quel tanto che basta per tentare certi famosi dentici che, naturalmente, continuano a prosperare in fondo al mare ed a crescere indisturbati. Ho provato il suo numero per vari giorni, a tutte le ore e, finalmente, ecco che ho una risposta; ma non è lui, è un suo nipote, che con una vena di meraviglia nella voce, per la inattesa telefonata, mi dice che «Cesta d’oro» non c’è più, è venuto a mancare sei mesi fa e solo per caso qualcuno sta rispondendo a quel telefono, visto che la casa è in fase di “disarmo” ad opera dei figliuoli; infatti l’amico Nicola ha seguito solo due mesi dopo la consorte e quindi la casa è ormai rimasta vuota.

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