Ordine:
Perciformi
Famiglia: Scorpaenidae
Genere: Scorpaena
Specie: Scorpaena scrofa
Testo
e foto di Eleonora De Sabata
Povero
scorfano, è probabilmente fra i pesci più brutti del nostro
mare: barbetta, barbigli e appendici varie lo fanno assomigliare
più a uno scoglietto in miniatura che a un pesce vero e proprio.
Alga fra le alghe, sasso fra i sassi: il mimetismo è in realtà
l'arma migliore di questo pesce, incapace di nuotare velocemente
dietro alle prede o davanti ai predatori. Perché lo scorfano
è un pesce d'agguato: perfetta replica del fondale su cui
vive, dove si rende invisibile sia agli uni che agli altri.
In Mediterraneo esistono dieci specie di scorpenidi; dieci
variazioni su uno stesso tema, ciascuna adattata a sopravvivere
in un ambiente diverso. Tre sono le più comuni: lo scorfano
rosso, il più grande e fotogenico dei tre, vive lungo le pareti
rocciose abbastanza profonde; lo scorfano nero si apposta
invece fra le rocce più superficiali mentre infine lo scorfanotto,
il più piccolo, si nasconde lungo le pareti in ombra e alle
alte profondità sui fondali di sabbia e fango. Individuare
uno scorfano sott'acqua non è facile, a dimostrazione dell'efficacia
della sua livrea mimetica che gli consente di rimane indisturbato
immobile per ore, durante il giorno, appostato fra gli scogli.
Una "mimetica" che non si limita a imitare il fondale solo
nei colori (il rosso acceso dello scorfano sul banco della
pescheria, in mare si trasforma, per casa dell'assorbimento
dei colori dovuto all'acqua, in un grigio-marroncino identico
alle rocce del fondale): una miriade di creste, barbigli e
appendici cutanee confondono i contorni del corpo e nascondono
la fessura lineare delle labbra o il cerchio degli occhi.
Nell'anonimato della loro divisa di scoglio ricoperto d'alghette,
gli scorfani passano la giornata appostati fra le rocce. Preferiscono
cacciare di notte ma, certo, se passasse per caso una preda
a portata di bocca - e la portata della bocca è assai superiore
a quanto ci si potrebbe aspettare - lo scorfano non si farebbe
certo sfuggire l'occasione: con un improvviso scatto in avanti
della mandibola, la bocca si trasforma in un imbuto e grazie
alla depressione che si viene a creare, la preda viene istantaneamente
risucchiata in bocca. Uno scatto fulmineo, un lampo, e del
pesce (o del gambero, o del granchio, dipende dalle specie
e dalla stagione dell'anno) non rimane che il ricordo. Gli
scorfani non son certo dei gran nuotatori anche se, all'occorrenza,
riescono ad esprimersi in sprint di tutto rispetto. Ma se
dovessero puntare tutto sulla loro abilita' natatoria sarebbero
ormai estinti da un pezzo: se invece stiamo ancora parlando
di loro, il merito è del potente veleno che questi pesci sono
in grado di produrre come estrema arma di difesa e che inoculano
tramite i raggi della pinna dorsale, usati a mo' di siringa
nel palato (o nella mano, nel caso di un distratto subacqueo)
dell'aggressore. La puntura degli scorfani provoca sempre
forti dolori martellanti e, a seconda delle dimensioni del
pesce e del proprio stato di salute, la vittima può perdere
conoscenza, soffrire di vertigini, ipotensione e ancora diminuzione
della frequenza cardiaca e disturbi respiratori, sintomi che
possono durare anche dodici ore. La tossina, probabilmente
una cardiotossina, è termolabile e cioè viene disattivata
con il calore. Cosi' nel caso vi accadesse di subire una puntura,
immergete la parte colpita nell'acqua calda (per esempio l'acqua
di raffreddamento del motore), della temperatura più alta
che riuscite a sopportare. Quindi, appena vi è possibile,
disinfettate la zona e andate a farvi visitare da un dottore.
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